life, pnl

Un matrimonio: inizio e fine

Nell’ultimo post che ho scritto ho accennato al fatto che, all’inizio di quest’estate, ho preso una decisione grande e non facile, e questa ha riguardato un ambito della vita che per me è molto importante: la coppia.

Nel 2006, dopo una lunga relazione durata quasi 7 anni, conobbi quello che sarebbe diventato mio marito: diventammo in breve amici, oltre che colleghi, e mi aiutò parecchio nel periodo seguente la rottura della relazione precedente.
Rispondeva con una grande maestria al mio bisogno di cura e sostegno (bisogno così tanto vivo in quel momento,) ma io non ero pronta ad una nuova relazione e ci vollero un po’ di mesi perchè mi decidessi a buttarmi in quest’avventura.

I miei amori duraturi non sono mai stati istantanei colpi di fulmine, e questa storia non fece eccezione: comunque io mi ritrovai, in capo a qualche tempo, innamorata, iniziando una nuova convivenza in maniera inaspettatamente precoce. Le cose furono subito serie e nel giro di poco tempo decidemmo di sposarci e di avere dei bimbi.

Se non funziona con lui non funzionerà con nessuno“, mi dissi: con pazienza lui mi aveva sostenuto nelle mie crisi di ansia di abbandono e pian piano mi aveva dato la stabilità che a lungo avevo cercato: mi aveva salvata.

Seguirono anni di amore e costruzione, l’avvento di due bimbi, il cambio di due case.

Verso l’anno e mezzo della mia secondogenita, riniziai a sentire la necessità di recuperarmi: a partire dalla prima gravidanza, mi ero completamente dedicata ai figli, e sentivo la necessità di riscoprirmi, di tirare di nuovo fuori dal cassetto me e le mie cose, per iniziare a trovare nuovi spazi.

In quel momento mi accorsi che tra me e mio marito c’era qualcosa che non filava giusto: era tutto tranquillo, tutto “andava”, ma iniziavo a sentire una mancanza e la sentivo sempre più forte.

Resami conto della crisi, iniziai il mio lavoro di introspezione: dovevo assolutamente capire cosa c’era che non funzionava, che cosa mi faceva sentire quell’insoddisfazione profonda e sottile, quando tutto dal di fuori mi sembrava così perfetto. Ragionando e analizzandomi,  mi resi conto che tra di noi non c’era quasi nulla in comune: avevamo la famiglia, i figli, ma al di fuori di questo nulla… nè interessi, nè linguaggi, nè modi di pensare.
Mi faceva male cercare condivisione e dialogo sempre al di fuori della coppia che avevamo creato, ma al suo interno non era stato possibile trovarli. Ne parlammo e decidemmo insieme di tentare una svolta di vita: un cambio di casa, in posto che piaceva ad entrambi, ovvero il sogno abitativo che preludesse ad un cambio di vita, con più presenza, più natura, più vita, più allegria, sorrisi e buon tempo per noi e per i bimbi.

Cercammo casa a lungo, e intanto arrivò tanto inaspettatamente quanto necessariamente la nostra terzogenita, che nacque in sincronìa perfetta con l’acquisto della casa in montagna che tanto avevamo cercato e che tanto io avevo desiderato.

Iniziarono i lavori di ristrutturazione, parallelamente alla crescita della piccina; traslocammo l’estate scorsa e, pian piano, iniziai a sentire riemergere il bisogno di ritrovarmi. Iniziai il percorso di studi in PNL, che iniziò a cambiare la mia prospettiva: più andavo avanti nel percorso e più cadevano tutte le mie convinzioni, le mie insicurezze, e più mi sentivo sempre più finalmente me stessa.

Ritornarono alla ribalta tutte le problematiche di coppia che nel frattempo non si erano affatto risolte: avevamo comprato casa e vivevamo in un posto bellissimo, ma continuavamo a non avere nulla in comune, a non avere obiettivi comuni, a non avere dialogo, a non avere prospettiva. Uno dei valori fondanti della mia vita è la crescita e la consapevolezza di stare in una relazione senza prospettiva mi devastava, ma ancora non mi ero arresa: volevo tentarle tutte, per trovare un rimedio.

In primavera arrivò il momento del Master PNL: una settimana di rivoluzione interiore, da cui uscii una persona nuova, ma non diversa… ero finalmente diventata me stessa, senza più tutte le paure, le fobie, le convinzioni limitanti di un tempo. Finalmente ero libera e salda, non avevo più bisogno di nessuno che mi rimandasse la mia forza, la mia bontà, la mia bellezza.

Mi accorsi, così, che oltre alle mancanze che avevo già notato in precedenza, alcuni bisogni che per me fino a quel momento erano stati così fondanti, non avevano più tutta questa ragione d’essere: la sicurezza e un certo tipo di cura erano cose di cui avevo molto meno bisogno, nella relazione.

Entrai definitivamente in crisi e, aiutata e sostenuta dalla mia amica e collega Martina, affrontai in maniera puntuale e razionale quello che voleva dire profondamente per me avere una relazione e i bisogni che essa avrebbe dovuto soddisfare, accorgendomi non solo che tanti bisogni non erano soddisfatti, ma che alcuni di essi non avrebbero potuto esserlo, perchè non appartenevano proprio alla personalità di mio marito.

Presa consapevolezza che eravamo decisamente giunti al capolinea della nostra storia, ci confrontammo: parlammo tanto, ci ringraziammo per quello che ci eravamo reciprocamente donati in quasi 11 anni e che avevamo vissuto insieme e ci separammo.

Nel giro di poco, quindi, iniziò una nuova vita per entrambi e, per me, il cambio diventò in breve repentino e intenso… ma questo lo racconterò in un altro post!

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coaching, libertà, mind training

i 40 anni e i sogni nei cassetti

Oggi mi stavo muovendo in auto e, come spesso accade in questi frangenti, la mia mente ha iniziato a riflettere su alcune cose. In particolare, mi sono soffermata a notare come gran parte delle persone che conosco intorno ai 40 anni vivano spesso una dicotomia interiore tra la vita che fanno e i sogni che hanno accuratamente riposto nei cassetti: relazioni che non danno più nulla da troppo tempo, lavori portati avanti perchè più sicuri o remunerativi, attività svolte per forza d’inerzia, ruoli predefinite che ormai paiono diventati l’unica faccia possibile.
Contemporaneamente a questa riflessione, ho riflettuto su cosa ci renda “giovani”: ho notato spesso che l’età anagrafica è poco rispondente a quella che è la realtà personale di ognuno di noi e ho visto come a volte sia così diversa da quella percepita. In particolare, ho notato che le persone percepite più giovani di quanto lo siano anagraficamente hanno una cosa che gli altri non hanno: lavorano per realizzare i propri sogni (non a caso queste persone non sono molte).

Ora, potremmo sicuramente dilungarci e fare mille pensieri e ipotesi sulle cause di tutto ciò, ma resta il fatto che la maggior parte delle persone vive in una sorta di anestesia perenne e – di fatto – sopravvive, è interiormente in coma. A volte solo un evento tragico è in grado di dare una scossa a questo torpore globale e le persone prendono finalmente coscienza che la vita è una sola e il nostro tempo non è infinito. Mi sono spesso chiesta, infatti, se fosse proprio necessario arrivare a quel punto, per iniziare a vivere.

In verità non ho ben capito quando esattamente si iniziano a mettere i sogni chiusi nei cassetti: forse prima li si deposita solo un poco, poi sempre un po’ di più, poi inizia a fare male la distanza che si sente tra la vita reale e quei sogni che percepiamo così poco realizzabili e questo è il momento in cui si prende una chiave e la si gira, spesso buttandola via dopo poco.

E qui, signori e signore, vi chiedo: è questa la vita che volete? Volete continuare a vivere indefinitamente in quel grigiore sordo in cui vi siete piazzati, di giorni uguali agli altri, di muta anestesia generale? E’ questo che volete per la vostra unica vita? E’ questo che volete (o vorreste) per i vostri figli?

Spaccateli, quei cassetti, tirate fuori tutti i vostri sogni e iniziate a realizzarli, a lavorarci sopra, prendeteveli, con le unghie e coi denti! Iniziate… a vivere!

 

challenge, coaching, mind training, pnl

Torna il Challenge Nuove Abitudini!!

A gran richiesta torna già quest’anno il Challenge Nuove Abitudini, in una nuova versione integrata con nuovi ed efficaci contenuti.

Di cosa si tratta? 
E’ un percorso di 21 giorni, in cui ci si allena quotidianamente per creare e consolidare una nuova abitudine che ci è benefica, lavorando e mantenendo salda la motivazione e lo sguardo fisso sul nostro obiettivo.

Come funziona?
Ogni mattina, per tutti e 21 i giorni, riceverai una mail con un contenuto (video, audio, scritto o un esercizio da fare) che ti sosterrà e ti aiuterà a rendere efficace il tuo percorso. Avrai, inoltre, il mio costante supporto personalizzato via e-mail.

Perchè 21 giorni?
E’ stato  stimato che il tempo minimo necessario all’instaurazione di una nuova abitudinesia proprio quello di 21 giorni; il Challenge inizierà lunedì 4 settembre e terminerà domenica 24 settembre.

Cosa otterrai dalla partecipazione a questo percorso?
Insieme impareremo a focalizzare e rendere efficace l’obiettivo di prendere una buona abitudine utile alla tua vita; alleneremo insieme la capacità di notare quali processi decisionali e quali strategie sono per te efficaci e quali no, avendo così la possibilità di scegliere cosa ti è utile; approfondirai la capacità di ascoltare te stesso e i tuoi bisogni profondi; aumenterai la consapevolezza nel sentirti attivo ed efficace nelle tue decisioni.

Effetti collaterali
Questo allenamento ha l’effetto collaterale di gestire con maggiore efficacia la tua vita, dandoti la possibilità di vedere scelte migliori da intraprendere e maggiori possibilità, di compiere passi benevoli per te stesso/a e di indirizzarti verso un miglioramento di vita e di grado di soddisfazione interiore maggiore.
Se vuoi continuare a lamentarti di quello che non va nella tua vita e nel mondo questo percorso NON fa per te.

Cosa serve per partecipare?
E’ necessario da parte tua la respons-abilità di portare avanti il percorso per tutti i 21 giorni, la volontà di voler intraprendere un percorso di miglioramento della tua condizione di vita e di benessere e una partecipazione economica di un euro al giorno: investi questa piccola quota come impegno quotidiano per te, per aumentare la tua felicità!

Per iscriverti manda una e-mail entro venerdì 1 settembre 2017 a: silvia.mezzanatto@gmail.com

Allora: pronti per iniziare??

 

cba

pnl

Il Master Practitioner e la magia

Qualche settimana fa ho frequentanto il corso che mi ha portata a diventare Master Practitioner in PNL (ovviamente sempre Ekis, chevvelodicoaffà!).

E’ stata un’esperienza rivoluzionante, al punto quasi da paragonarla al parto (ma molto meno dolorosa!): sono rinata persona nuova, mi sono liberata di tantissime convinzioni limitanti che avevo, anche belle grosse, e mi sono sentita, per la prima volta in vita mia, veramente io. Da quel momento il mood principale ha iniziato ad essere “la cosa mi fa stare fuori dalla zona di comfort? mi sento a disagio? Fico, la faccio e vedo cosa succede!”; quindi davvero un cambio radicale per una persona che ha vissuto spesso nella cautela di relazione e di vita.
Mi sono sentita finalmente libera di essere chi sono, di fare quello che voglio fare e che quando si sbaglia… beh, pazienza, è stato più o meno figo e poi si fa qualcosa di diverso, che mica muore qualcuno, anzi.
Mi sono scoperta a parlare di cose davvero molto interne, a scoprirmi tanto senza averne alcun timore, perchè – fondamentalmente – ho capito che gli altri non possono fare proprio nulla perchè io mi senta male, se non lo permetto, mi sono quindi sentita sicura e protetta anche quando mi stavo scoprendo veramente molto. Ed è straordinariamente bello e costruttivo poter parlare alle persone che entrano in relazione con noi in maniera franca e semplice, senza timori di giudizio. Perchè è tutto nella nostra mente: le paure, il giudizio, gli stati d’animo… e quindi la cosa bella è che possiamo imparare a gestire tutto quanto!

Ho imparato ad utilizzare la “magia” che mia ha liberata e ho avuto da subito la piena consapevolezza di quanta forza porta con sè, di quale potere ha per gli altri, per sostenerli nel loro cammino, per potere offrire loro tutta la bellezza che sto già vivendo io. Mi sono resa ancora più conto dell’efficacia (e della velocità!) di queste tecniche e di quanto bene possano fare!

Sono grata per il meravigliosi compagni di viaggio che ho avuto, che hanno avuto tanta parte nel mio cambiamento, sono grata per i meravigliosi trainer Alessandro Mora e Roberta Liguori, che ci mettono tantissima bravura e compentenza e, soprattutto, tantissimo cuore e questo davvero fa la differenza (come dice Alessandro “non sono le tecniche che cambiano le persone, sono le persone che cambiano le persone), sono grata alla mia famiglia per la collaborazione e sono grata a me stessa per l’opportunità che mi sono data.

E, come dicevo in uno dei primi post dopo il rientro, ora… siete pronti per la magia?? Perchè ce n’è davvero tanta a disposizione 😉

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coaching, libertà, mind training, pnl

Il segreto per fare ciò che si desidera

Stamattina mi sono svegliata presto e sono andata a camminare, prima di mettermi al lavoro.
Per me è un’attività del tutto nuova: come non avrei mai pensato di iniziare a svegliarmi molto presto al mattino, così mai avrei detto che avrei cominciato a camminare la mattina, ma le risorse interiori aumentano e si finisce con l’imparare a fare ciò che ci fa bene, e a farlo anche con piacevolezza.
La prima volta che sono andata a camminare la mattina è stata qualche giorno fa, durante il corso per diventare Master Practitioner: la mattina mi sono svegliata due ore prima della sveglia e ho deciso di andare. Siccome, come dicevo prima, mai avrei pensato di camminare la mattina in vita mia, non avevo un paio di scarpe adatte (e non le avevo neppure a casa), per cui ho messo i sandali e sono uscita. Dovevo fare un pochino attenzione al passo, ogni tanto riassestarli e sicuramente sarei potuta andare più veloce con delle scarpe da camminata, intanto però la mia oretta di cammino me la sono fatta, con grossa soddisfazione.
Stamattina avevo programmato di andare di nuovo a camminare e ancora non avevo le scarpe adatte: ho preso le meno peggio che c’erano e sono partita, facendomi un’ora di strada montana con… le sneakers!
E, mentre camminavo, pensavo a come, qualche tempo fa, non avendo l’attrezzatura necessaria, mi sarei semplicemente bloccata nell’intenzione, rimandando l’attività al momento dell’acquisto delle scarpe, finendo poi col rimandare per mille altri motivi (come postava la mia meravigliosa trainer, Roberta Liguori, in questo post, in questa maniera succede poi che la mente si abitua a trovare scuse); invece ho utilizzato le mie risorse disponibili, anche se non erano perfette, per fare e ottenere quel che voglio.

E quindi qual è il segreto per fare ciò che vogliamo? Una cosa tanto semplice quanto potente: semplicemente farlo.

Niente scuse, basta con l’aspettare il “quando sarò pronto” o mille altri ipotetici momenti nel futuro in cui le condizioni saranno diverse o migliori, ma alzarsi e camminare!
Noteremo, tra l’altro, che una volta che abbiamo cominciato, il processo per recuperare le risorse per farlo al meglio è molto più veloce ed efficace e potremo accorgerci di quanto poco sforzo ci è voluto, rispetto a quello che avremmo immaginato!

Per cui muoviamoci e partiamo: viviamo la vita che abbiamo sempre sognato!

 

P.S. Le scarpe le vado a comprare subito, promesso!!

 

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gocce di pace, mind training

Gocce di Pace: tutto il meglio

C’è un bellissimo trucchetto mentale che ci consente di mantenere un focus decisamente migliore nelle relazioni, e in generale durante la giornata, e consiste in questo piccolo esercizio: per tutta la giornata, quando incontriamo qualcuno, auguriamogli dentro di noi “tutto il meglio“.

 Concentriamoci per auguraglielo col cuore, anche se magari è una persona con cui normalmente non abbiamo tanto feeling: fermiamoci, salutiamolo con un sorriso, mentre dentro di noi gli auguriamo “tutto il meglio” e vediamo cosa accade dentro di noi.
Noterete come la vostra inclinazione mentale cambierà in maniera decisamente più positiva e, intanto, la vostra energia crescerà, insieme al vostro sorriso.
Un piccolo gesto interiore dai molteplici effetti!
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coaching

Come liberarci delle emozioni negative

Riflettevo oggi su una dinamica che spesso scatta in noi quando ci troviamo a vivere delle emozioni o delle condizioni che ci mettono a disagio: decidiamo che quella situazione non ci sta bene, che i bisogni che ne derivano non sono corretti o ammissibili,  e cerchiamo in tutti i modi di buttarle fuori di noi.
Per esempio siamo stanchi o malaticci, e avremmo bisogno di riposarci, ma dobbiamo andare a lavorare, dobbiamo sentire tizio al telefono, dobbiamo preparare la cena, dobbiamo portare i bimbi a scuola e.. no! non possiamo essere stanchi, né men che meno malati! Oppure siamo tristi e questa tristezza ci da’ così fastidio, che la condiamo di ogni sorta di arrabbiatura, perché non vogliamo assolutamente accettare di stare fermi ad ascoltarla e sentire quel male, e la copriamo.
E, come sempre accade in questo tipo di situazioni, più respingiamo queste emozioni, queste condizioni, più ci si appiccicano addosso come lo scotch. E’ un po’ come quando andiamo a dormire e non abbiamo sufficiente sonno: iniziamo a dirci che dobbiamo dormire, che poi la sveglia suona, che -uff- ma perché non mi addormento che sono così stanco, che ora devo asssssssolutamente dormire subito, perché il mondo non aspetta me.. e io nemmeno; e più ci incaponiamo e più ci svegliamo, e finiamo alle 5 di mattina ancora a fissare il soffitto.

Ecco, proprio a proposito di sonno che non arriva: avete mai provato a infischiarvene e ad approfittarne per leggere? Se lo avete fatto vi sarete resi conto che la maggior parte delle volte vi ritrovate addormentati e col libro caduto in faccia nel giro di un paio di pagine o, nelle restanti poche volte in cui questo non avviene, vi siete goduti un po’ di buon tempo gradevole che vi farà poi dormire meglio e più sereni.
Con gli stati d’animo negativi (e le condizioni che non possiamo cambiare) funziona esattamente nello stesso modo: accettare la nostra emozione, lasciarci attraversare da essa, fermarci e starci insieme fino a che, da sola, non inizia a sfumare, e dirci che va bene così; accettare i bisogni che ne derivano, che magari sono scomodi per noi in quel momento, e accettarli e dirci che va bene così; questa è la maniera migliore per poterci liberare degli stati faticosi o dolorosi, ed è anche l’unica maniera per imparare ed arricchirci con essi, per fare di queste situazioni delle vere esperienze di crescita.

Stare, accettarsi, e dirsi che andiamo bene, anche quando non siamo al top. Questo è il segreto.

 

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coaching, pnl

Sensazione di confusione?

Vi è mai capitato di trovarvi nella condizione di effettuare una scelta e non avere proprio la più pallida idea di cosa fare? E ci pensate, ci ripensate, vi ci spaccate la testa.. ma zero: la soluzione non viene? E poi magari vi sembra di aver deciso: Sì, dai è quella! Ma tre secondi dopo.. uhm, no, proprio no.. e via andare.

Anche a me è successo spesso e ora ho finalmente capito che, quando accade, è un bel segnale per fermarmi e cambiare gli occhiali. In questi casi, infatti, mi rendo conto che indosso degli occhiali un po’ da miope, che ingrandiscono le cose vicine, e la cura è molto semplice: toglierli e mettere al loro posto un bel.. binocolo!!

Questo capita quando non abbiamo chiari i nostri obiettivi (o non li stiamo guardando), quindi, non avendo una direzione in cui guardare, non sappiamo bene da che parte andare. E’ proprio come trovarsi in auto: se non sappiamo in che direzione dirigerci, dove vogliamo arrivare, continuiamo a prendere strade a caso, perchè – fondamentalmente – l’una vale l’altra.

Ed è proprio questo il momento in cui dobbiamo alzare lo sguardo, rifocalizzandolo sui nostri obiettivi, o – se non li abbiamo – sederci e chiederci dove vogliamo arrivare, chi vogliamo diventare.

Nel momento in cui i nostri obiettivi sono chiari e il nostro sguardo è fisso su di essi, quando ci diciamo cosa vogliamo ottenere e sentiamo dentro di noi questa chiarezza, allora tutto diventa semplice e le scelte si dipanano praticamente da sole.

Quindi.. alziamo lo sguardo e mettiamo su un bel binocolo!!!

 

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coaching, libertà, mind training, pnl

Prendiamo una bella nuova abitudine?

Dall’uscita dello scorso post, sono state diverse le persone che mi hanno detto di voler iniziare qualcosa di benefico per sé (un’attività fisica o altro), ma di non riuscire ancora a trovare il tempo o la giusta motivazione per farlo..

E quindi mi è venuta un’idea: perchè non cominciare con una marcia in più, che ci aiuti ad rendere possibile ciò che ci sembra così lontano?
Ho sperimentato su me stessa quanto possa essere d’aiuto e di sostegno la presenza di qualcuno che ci incoraggia e che condivide con noi il percorso, per cui ho deciso di lanciare un’idea che mi bazzicava nella testa già da un po’: il Challenge Nuove Abitudini.

Di cosa si tratta? Il Challenge Nuove Abitudini è un percorso condiviso di 21 giorni, in cui ci si allena quotidianamente nella direzione di creare e consolidare una nuova abitudine che ci è benefica. Il supporto delle altre persone in questo percorso ci aiuterà a mantenere salda la motivazione e lo sguardo fisso sul nostro obiettivo.

Come funziona? ecco qui le regole per partecipare!
Manda una mail entro sabato 18 febbraio 2017 a cuorediquercia@gmail.com per iscriverti: riceverai una risposta che contiene le “istruzioni per l’uso”. La nuova abitudine che si vuole acquisire può essere di qualsiasi tipo, l’importante è che sia benefica per noi.
Il Challenge Nuove Abitudini durerà 21 giorni e inizierà lunedì 20 febbraio 2017.

Allora: pronti per iniziare??

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pnl, yoga

Nuove abitudini

21 giorni pare sia il tempo minimo necessario ad introiettare una nuova abitudine. Un tempo che prima d’ora non sono mai riuscita a tenere.

Da parecchio avrei voluto inserire lo yoga nelle mie giornate: i benefici sono immensi, sia a livello fisico che mentale, e poi è una delle pochissime attività fisiche che mi piace fare. Quindi un annetto fa mi sono attrezzata per trovare un’alternativa fruibile nella mia condizione di mamma di neonata e, dietro  consiglio della mia amica Chiara, ho scoperto il progetto “La scimmia yoga“: finalmente potevo fare yoga da casa e in qualsiasi momento!

Ho iniziato quindi con un paio di lezioni, ma poi erano lunghe e non riuscivo proprio a trovare tutto quel tempo. Poi ho fatto il 30/30: mezz’ora al giorno era una durata gestibile; pratico per 6 giorni, uno di pausa, poi di nuovo sei giorni, poi uno di pausa.. due.. tre.. e bon, di nuovo ferma per mesi. Rinizio di nuovo a ottobre, faccio una settimana, poi sto male e di nuovo ferma. Da lì passano i mesi, intanto cerco il “buon momento” che non trovo mai: la sera ormai sono troppo stanca, di giorno non riesco, la mattina alzarsi ancora prima non se ne parla…

A gennaio frequento il corso PNL e da lì mi decido: non mi importa quando, ma voglio trovare un modo per fare yoga, perchè mi fa bene e mi fa la differenza. Così decido di alzarmi alle 6 la mattina (chi mi conosce sa bene quanto sia faticoso per me!) e di farmi la mia lezione da mezz’ora. Primo giorno – fatto. Secondo giorno – fatto. Terzo giorno – fatto; contemporaneamente scopro uno strumento aggiuntivo alla motivazione interna che mi sono data (e la PNL aiuta eccome in questo!): la condivisione. Ho iniziato a pubblicare su instagram una foto ogni mattina, dopo aver praticato, come impegno con me stessa (il renderlo pubblico mi rende più difficile tornare indietro) ed è successa una cosa magica: queste foto del tappetino hanno ricevuto dei “piacciamenti”, cosa di cui non avevo tenuto molto conto. Ho sentito, grazie a questo, una sorta di sprone collettivo ad andare avanti, un sostegno nel sentire che qualcuno stava facendo il tifo per me. Ho capito quanto davvero sia molto più facile fare le cose insieme ad altre persone e ho toccato con mano quanto importante sia circondarsi di persone che ci stimolino a dare il meglio di noi (ovviamente anche i miei “yogatti” Bruce e Melissa che vegliano la mia pratica ogni mattina danno il loro contributo!).

Ora sono al termine della seconda settimana di pratica, non faccio pause e quando posso mi concedo una lezione più lunga: i 21 giorni si avvicinano!

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p.s. sì. pratico in pigiama 😀