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Il potere dentro

A volte la vita ci mette delle sfide sul cammino: grandi, piccine, lente e di resistenza o veloci e intense.

Qualche giorno fa ho trovato delle piumine e un pezzo di ala per casa: purtroppo il lato negativo dell’avere dei gatti come compagni di vita è quello di incorrere talvolta in qualche resto più che organico.
Ho preso la scopa, ho iniziato a pulire, poi ho spostato le due cassette delle scarpe dei bimbi che sono sotto la scala: mi sono trovata di colpo davanti un uccello nero, morto e con le ali spalancate… sembrava enorme!
Ho urlato e sono corsa in cucina, ho iniziato ad agitarmi: il cuore era impazzito, il respiro sempre più accelerato, le gambe mi cedevano… mi sembrava di stare per esplodere!
Mi sono detta che avevo tutte le risorse per affrontare un attacco di panico, per cui ho staccato la testa dall’immagine che mi era rimasta impressa, spostando l’attenzione sul respiro, rallentandolo, abbassandolo e riempiendolo.
Dopo qualche secondo ho iniziato a percepire la calma e sono riuscita a sedermi, mentre riprendevo fiato dallo spavento.

A quel punto iniziava però la seconda parte della sfida: dovevo necessariamente togliere il cadavere da sotto la mia scala e nessuno poteva farlo al posto mio… dovevo per forza trovare una strategia.
Una parte di me avrebbe solo voluto scappare, ma tant’è non è che l’uccello se ne sarebbe andato da solo: o ce la facevo o ce la facevo, insomma.
Mi sono presa una decina di minuti di tempo, mi sono caricata e sono tornata in corridoio.
Ho caricato l’animale morto sulla pala e così ho scoperto che quello che sembrava essere un enorme corvo non era altro che un povero merlo.
Ho sentito dentro di me affiorare la tristezza e il dispiacere per quel povero essere e questo sentimento mi ha consentito di accompagnarlo in un posto più degno, nella natura, dove almeno il suo corpo potesse concludere il suo ciclo in maniera bella e degna.

Tornando, ho sentito dentro di me crescere la fierezza, la forza, mi sono resa conto di aver avuto accesso ad un potere che nemmeno sospettavo di avere: l’ho sentito forte dentro di me, scorrere in tutte le mie fibre… avevo domato in due minuti un attacco di panico e affrontato ciò che mi aveva spaventata così tanto. E l’ho fatto, non ho cercato scuse, non ho demandato: ho usato tutte le risorse che mi servivano e, semplicemente, l’ho fatto.

Ora penso a quanta forza abbiamo dentro di noi, che non sospettiamo nemmeno di avere, e rifletto sul fatto che, se la vita non ci desse queste occasioni, a volte così sgradevoli e dure, non la vedremmo, non la sentiremmo nemmeno quella forza.

Una decina di giorni dopo sono stata via con il mio team Ekis Cantera, per un momento di riflessione, feedback e formazione, individuale e di gruppo.
Abbiamo lavorato sulle convinzioni che ci hanno impedito di fare ciò che avremmo voluto fino a quel momento e le abbiamo scritte su una tavoletta di legno, scrivendo dall’altra parte la nostra parola ispiratrice per questo nuovo anno.
Ho poi scoperto che questa tavoletta avrei dovuto spaccarla con una mano: era spessa almeno un cm e la forza fisica non è certo il mio pregio principale… come avrei fatto??
Mi sono fidata di Andrea: se lui ci proponeva questa sfida è perchè sapeva che avremmo potuto affrontarla, ma una parte di me era decisamente convinta di distruggersi il polso, mantenendo quel rettangolo di legno intonso e pronto per la stufa.
Viene il momento: ci prepariamo, Andrea ci spiega esattamente cosa dobbiamo fare, poi si parte.
Ci carichiamo a vicenda, la musica batte forte, ci sosteniamo.
Iniziano i primi: non tutti riescono alla prima, ma alla seconda sicuramente sì, e dopo un’euforia mai vista, un’energia, una forza dirompente!
Rimango tra gli ultimi e, parallelamente all’energia che cresce nel sostenere gli altri, cresce la mia paura: vorrei decisamente essere altrove o, quantomeno, stare lì a guardare!
Tocca a me.
Andrea prende la mia tavoletta e io mi concentro: recupero il mio respiro e lo dirigo.. e la spacco!! Alla prima ed è stato… facile!! La mia mano ha rotto la tavoletta come fosse stata di burro… sono incredula!
Sento dentro di me una sensazione del tutto diversa da quella che mi aspettavo: sento il mio potere, mi pare quasi  un qualcosa che posso toccare, tanto è solido, e mi sento… calma e centrata.

Ora so che posso fare tutto ciò che decido di fare, qualunque sia la mia emozione di partenza, mi basta utilizzare le mie risorse.

 

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Ascoltare i segnali e… fermarsi

Pensiamo, a volte, che la vita sia lineare. Ma lineare nel modo in cui pensiamo noi: faccio questo, poi succede quest’altro, che mi porterà lì… e ci facciamo tutti i nostri schemini.

Capita, però, di iniziare pian piano a cogliere dei segnali di dissonanza: cose che continuano a capitare e non avrebbero dovuto, difficoltà che si susseguono, esperienze anche belle, ma che non collimano con quel che si sta vivendo.
Se stiamo in ascolto li cogliamo abbastanza in fretta, altrimenti la vita alza il tiro, è giurato: perchè quando non vuoi vedere qualcosa lei cerca in tutti i modi di rendertelo palese, con le buone e con le cattive, con le belle e con le brutte.

A questo punto l’unica cosa saggia da fare è fermarsi, uscire un momento fuori dal film, sedersi su una panchina fuori dal cinema e osservare.
Dedicarsi spazio, ascolto, tempo, cura, e rimanere in ascolto.
Perchè poi noi le sappiamo le cose, nel profondo di noi, ma non sempre è semplice divenirne consapevoli: c’è bisogno di fare del lavoro per farle emergere.

In questi ultimi mesi di segnali ne ho ricevuti tanti e alla fine mi sono fermata: qualcosa è da sistemare, ci sono nuove decisioni da prendere, una vita da organizzare diversamente, mettere a fuoco priorità differenti, focalizzarsi meglio e sulle cose giuste per me.

Ho passato il capodanno da sola, e così sono rimasta per i 5 giorni successivi, dedicandomi finalmente solo a me stessa, dandomi il tempo della calma, dell’ascolto di ogni tipo di emozione, dell’osservazione della consonanza con l’ambiente, finalmente respirando e dando ascolto solo a me.

Non mi sento del tutto pronta per rientrare nella mia vita: vorrei indugiare su questa spiaggia ancora un po’, ma il mio impegno e sforzo sarà di portarmela dentro, questa spiaggia, questa consapevolezza, per continuare ad essere sempre presente a me stessa, ad essere centrata in ogni momento, in ogni relazione.

 

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Pretendiamo il 100% dalle relazioni?

Ieri sera ho rivisto questo video e, intanto, pensavo a quanto davvero, all’interno delle relazioni che abbiamo, a volte abbiamo poco presente quanto ci meritiamo.

C’è una domanda che ultimamente mi faccio spesso, a cui pare nessuna persona riesca a dare risposta:

se io do’ tutto in una relazione, posso avere altrettanto?

 

Durante l’Excellence Coaching, nel mio team, si era discusso proprio di questo: all’interno di una relazione di coppia, io do’ il 100% all’altra persona e voglio che l’altro/a faccia altrettanto, però… magari il mio 80% è il suo 100%: lui/lei ce la sta comunque mettendo tutta.

Ok, l’amore, l’impegno… ma la domanda che nasce dopo un po’ è:

ma il mio 100% è proprio così poco pensabile da trovare?

 

Quindi, mentre ascoltavo Fish dire che abbiamo le relazioni che ci meritiamo, pensavo che, in effetti, abbiamo le relazioni che pensiamo di meritarci, perchè poi per primi magari non abbiamo sufficiente stima di noi stessi e percezione del nostro valore o, semplicemente, pensiamo che non sia possibile avere ciò che vorremmo, che sia solo un bel sogno.

La scorsa settimana ero in viaggio con la mia collega Laura e il mio tutor Andrea; stavamo tornando da una giornata di coaching e formazione per la Scuola Nazionale di Sci Sestriere.
Ad un certo punto Laura ha messo un cd ed è iniziato un brano che, in quel momento, ha agganciato completamente tutti i nostri canali comunicativi: ci siamo presi per mano e abbiamo vissuto un momento di condivisione, di connessione, di felicità puri. Non ci siamo detti nulla, non era successo nulla di particolare, semplicemente eravamo lì, completamente connessi gli uni agli altri, esattamente sulla stessa lunghezza d’onda.

In quel preciso momento mi ha attraversata la consapevolezza che quella, in fondo, era solo una semplice giornata di lavoro,  e avremmo postuto essere lì, di ritorno, semplicemente stanchi e sfatti, invece proprio quella giornata era diventata per me il momento più prezioso, bello e felice vissuto nell’ultimo mese.

Ho sperimentato, quindi, che, come era assolutamente possibile vivere una giornata di lavoro come un momento così felice e speciale, avrei potuto vivere esattamente in maniera così piena e felice tutto il resto.
Ricordo che in quel momento ho chiesto a Laura ed Andrea

allora davvero è possibile stare così sempre?!

 

… che ve lo dico a fare, non c’è stato bisogno di risposta.

 

Quindi… è possibile avere il 100%?

Che cosa ti meriti?

 

Qual è la tua risposta?

 

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coaching, life, mind training, Senza categoria

Shit happens!

Stamattina mi sono alzata uno straccio: avevo dormito molto poco, male, i pensieri mi affollavano la testa… anche nella vita di una coach esistono i momenti sfidanti, e questo è uno di quelli. Avrei avuto solo voglia di ritornarmene nel piumone, avere un surplus di cani e gatti come copertura e mettermi a dormire.

Ma c’erano i bimbi da svegliare, preparare, portare a scuola; inoltre quello stato d’animo mi stava veramente attanagliando le caviglie e indulgerci troppo non mi stava facendo affatto bene. Per cui ho smesso di fare quello che stavo facendo ormai da giorni, ovvero alambiccarmi il cervello, e sono passata ad una modalità diversa: mi sono concentrata sul corpo.

Se è abbastanza noto ai più che le nostre espressioni del viso e le nostre posture ricalcano i nostri stati d’animo, lo è molto meno il sapere che funziona anche al contrario: la nostra fisiologia influenza in modo forte (e anche piuttosto veloce) i nostri stati d’animo.

Quindi, anche se era già un po’ tardi, ho fatto partire un brano musicale legato ad un momento molto bello dell’excellence coaching e mi sono messa in posizione.. da supereroe.
Ok, lo so che state ridendo immaginandomi alle 6,30 di mattina, ancora mezza addormentata, con la musica a palla e in posizione da supereroe, ma vi assicuro che l’effetto è stato bello forte!
Sono stata in quella postura, ascoltando la musica, rivivendo dentro di me le sensazioni belle provate durante il corso, per circa 7 minuti e dopo ero in pista, pronta per una nuova giornata, per i miei bimbi e con una nuova energia..
a volte strumenti che ci paiono piccoli hanno davvero grandi poteri!

 

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Excellence coaching: identità e rivoluzione

Ci sono eventi nella vita che sono rivoluzionari.

A volte sono momenti provanti, particolarmente sfidanti, a consentirci di apprendere delle personali grandi e preziose verità.
Ma non è sempre necessario dover passare per percorsi lunghi o traumatici per avere delle illuminazioni.

La scorsa settimana ho avuto la possibilità di partecipare ad uno straordinario corso di quattro giorni : l’Excellence Coaching di Ekis.

Non sapevo bene cosa si sarebbe fatto, certo è che avevo davvero grandi aspettative: chiunque mi abbia parlato prima di partire si è sentito dire “vado a rivoluzionarmi, sono pronta a tutto!”. Ho sentito tante e tante persone che avevano già preso parte a quest’esperienza e da tutte il feedback era uno solo: occhi che luccicano e sospiri (“ahhhh, l’Excellence…”); al contempo tutte le volte che, da vera curiosa qual sono, tentavo di estorcere qualche altro tipo di informazione, non ne ottenevo mai nulla.

Così sono partita, in piena fibrillazione (peraltro è un corso che ho atteso per quasi un anno), e sono finalmente arrivata in quel di Reggio nell’Emilia, pronta davvero a tutto.

Mi sono trovata catapultata in un’esperienza oltre il pensabile: più di 200 persone che in pochi giorni sono cambiate in maniera epocale, producendo un’energia incredibile, che mi porto ancora pienamente dentro. Persone completamente sconosciute, con cui al secondo giorno parlavi già dei tuoi pensieri e segreti più intimi, in una comunanza così profonda, come difficilmente si ha avuto la possibilità di esperire nella vita di tutti i giorni. Coach meravigliosi e sempre un passo avanti: sempre pronti a sostenere, a dire quella parola giusta, a porre quella domanda capace di aprirti nuove strade nella mente, nuove possibilità. Trainers d’eccezione: competenza e cuore densamente fusi insieme.

E le persone, che ricchezza le persone: ogni tanto mi bloccavo e magari mi mettevo a lato della sala, in piedi, solo per vedere lo spettacolo di individui così diversi per età, estrazione, stile, tutti così profondamente immersi in sè stessi e nelle relazioni con gli altri… quanta bellezza!

L’appoggiarsi, il sostenersi, i flash continui che arrivavano all’uno all’altro, le rivelazioni, le comprensioni improvvise, gli abbracci, l’amore esperito nella mente e concretamente, i volti che cambiano da un giorno all’altro, diventando manifestazione concreta del cambiamento interiore, l’energia pazzesca.

Difficile davvero trasferire in parole un’esperienza così speciale…

Rimangono nuove consapevolezze nuove e importanti, una me libera e in pace con sè stessa e con gli altri, la sensazione che tutto è possibile, una identità precisa e una scala di valori finalmente scelta: mi sono ascoltata e ho scelto veramente chi voglio essere, da ora in avanti.

Grazie al PNL Master Practitioner sono rinata me stessa, grazie all’Excellence ho lasciato le zavorre a terra e mi sono liberata: ora sono veramente e pienamente me.

 

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Alimentare le relazioni

Ogni mattina, da ottobre ad aprile, mi alzo e, tutta infreddolita, per prima cosa scendo ad accendere la stufa.

All’inizio ci mettevo davvero tanto tempo, a volte la dovevo riaccendere un sacco di volte e mi è capitato diverse volte di starci appresso per tutta la giornata.

Quando ho iniziato ad usarla ho dovuto imparare a dosare la legna, a capire come mettere i ciocchi e di quale grandezza utilizzarli, a seconda del momento: nei primi mesi di utilizzo facevo un bel fuoco, ma non scaldava a sufficienza, dopo ho utilizzato troppa legna rispetto quel che mi serviva.

Non è stato facile trovare l’equilibrio, capire che, a seconda del momento, il fuoco ha bisogno di quantità e qualità diverse per mantenersi vivo: al mattino ha bisogno di tanti pezzi piccoli, di essere foraggiato tanto, poi va avanti da solo e basta qualche ciocco più grosso, continuando comunque a monitorarlo durante la giornata.

Tutte le mattine, sia che sia presto, sia che sia tardi, sia che io sia in forma, sia che abbia la febbre, la prima cosa che faccio è accendere la stufa.

Le nostre relazioni, soprattutto quelle importanti, sono come la mia stufa: hanno bisogno che alimentiamo il loro fuoco, che capiamo di cosa hanno bisogno, che le monitoriamo continuamente… i fuochi accesi da più tempo sopportano più facilmente le mancanze, ma, se non foraggiati, dopo un po’ si spengono anch’essi.

C’è bisogno di uscire da noi stessi per incontrare l’altro e capirne le necessità, mettendo in atto una danza di ascolto, calibrazione e azione, che ci permette di creare una calda e stabile fiamma dell’intensità perfetta per scaldarci adeguatamente.

Tutto questo va fatto indipendentemente dalle nostre condizioni: la stufa va accesa anche quando non stiamo bene, anche quando non abbiamo voglia, perchè altrimenti il fuoco non c’è e rimaniamo al freddo. E bisogna ascoltarla, e mettere nel fuoco le cose di cui ha bisogno quando servono, altrimenti rischiamo di spegnere il fuoco, o di averne uno che non scalda, o di esagerare e morire di caldo.

E’ esattamente ciò che c’è bisogno di fare con le nostre relazioni: non basta riempirsi di attenzioni all’inizio e poi pensare che vada da sè, o esserci solo quando ci va e ne abbiamo voglia, o soffocare l’altro con mille pretese.

L’essenziale è la presenza in ascolto, in ogni momento.

 

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Piccolo Dizionario Dei Momenti Difficili

Inizio oggi questo piccolo dizionario, con tante piccole cose che possono esserci utili nei momenti in cui abbiamo una vita in super salita e dobbiamo tenere botta…

Toverete man mano qui sotto l’elenco di tutti i piccoli post che andrà integrandosi man mano

 

enjoy PDDMD  ❤

 

 

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Torna il Challenge Nuove Abitudini!!

A gran richiesta torna già quest’anno il Challenge Nuove Abitudini, in una nuova versione integrata con nuovi ed efficaci contenuti.

Di cosa si tratta? 
E’ un percorso di 21 giorni, in cui ci si allena quotidianamente per creare e consolidare una nuova abitudine che ci è benefica, lavorando e mantenendo salda la motivazione e lo sguardo fisso sul nostro obiettivo.

Come funziona?
Ogni mattina, per tutti e 21 i giorni, riceverai una mail con un contenuto (video, audio, scritto o un esercizio da fare) che ti sosterrà e ti aiuterà a rendere efficace il tuo percorso. Avrai, inoltre, il mio costante supporto personalizzato via e-mail.

Perchè 21 giorni?
E’ stato  stimato che il tempo minimo necessario all’instaurazione di una nuova abitudinesia proprio quello di 21 giorni; il Challenge inizierà lunedì 4 settembre e terminerà domenica 24 settembre.

Cosa otterrai dalla partecipazione a questo percorso?
Insieme impareremo a focalizzare e rendere efficace l’obiettivo di prendere una buona abitudine utile alla tua vita; alleneremo insieme la capacità di notare quali processi decisionali e quali strategie sono per te efficaci e quali no, avendo così la possibilità di scegliere cosa ti è utile; approfondirai la capacità di ascoltare te stesso e i tuoi bisogni profondi; aumenterai la consapevolezza nel sentirti attivo ed efficace nelle tue decisioni.

Effetti collaterali
Questo allenamento ha l’effetto collaterale di gestire con maggiore efficacia la tua vita, dandoti la possibilità di vedere scelte migliori da intraprendere e maggiori possibilità, di compiere passi benevoli per te stesso/a e di indirizzarti verso un miglioramento di vita e di grado di soddisfazione interiore maggiore.
Se vuoi continuare a lamentarti di quello che non va nella tua vita e nel mondo questo percorso NON fa per te.

Cosa serve per partecipare?
E’ necessario da parte tua la respons-abilità di portare avanti il percorso per tutti i 21 giorni, la volontà di voler intraprendere un percorso di miglioramento della tua condizione di vita e di benessere e una partecipazione economica di un euro al giorno: investi questa piccola quota come impegno quotidiano per te, per aumentare la tua felicità!

Per iscriverti manda una e-mail entro venerdì 1 settembre 2017 a: silvia.mezzanatto@gmail.com

Allora: pronti per iniziare??

 

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Il segreto per fare ciò che si desidera

Stamattina mi sono svegliata presto e sono andata a camminare, prima di mettermi al lavoro.
Per me è un’attività del tutto nuova: come non avrei mai pensato di iniziare a svegliarmi molto presto al mattino, così mai avrei detto che avrei cominciato a camminare la mattina, ma le risorse interiori aumentano e si finisce con l’imparare a fare ciò che ci fa bene, e a farlo anche con piacevolezza.
La prima volta che sono andata a camminare la mattina è stata qualche giorno fa, durante il corso per diventare Master Practitioner: la mattina mi sono svegliata due ore prima della sveglia e ho deciso di andare. Siccome, come dicevo prima, mai avrei pensato di camminare la mattina in vita mia, non avevo un paio di scarpe adatte (e non le avevo neppure a casa), per cui ho messo i sandali e sono uscita. Dovevo fare un pochino attenzione al passo, ogni tanto riassestarli e sicuramente sarei potuta andare più veloce con delle scarpe da camminata, intanto però la mia oretta di cammino me la sono fatta, con grossa soddisfazione.
Stamattina avevo programmato di andare di nuovo a camminare e ancora non avevo le scarpe adatte: ho preso le meno peggio che c’erano e sono partita, facendomi un’ora di strada montana con… le sneakers!
E, mentre camminavo, pensavo a come, qualche tempo fa, non avendo l’attrezzatura necessaria, mi sarei semplicemente bloccata nell’intenzione, rimandando l’attività al momento dell’acquisto delle scarpe, finendo poi col rimandare per mille altri motivi (come postava la mia meravigliosa trainer, Roberta Liguori, in questo post, in questa maniera succede poi che la mente si abitua a trovare scuse); invece ho utilizzato le mie risorse disponibili, anche se non erano perfette, per fare e ottenere quel che voglio.

E quindi qual è il segreto per fare ciò che vogliamo? Una cosa tanto semplice quanto potente: semplicemente farlo.

Niente scuse, basta con l’aspettare il “quando sarò pronto” o mille altri ipotetici momenti nel futuro in cui le condizioni saranno diverse o migliori, ma alzarsi e camminare!
Noteremo, tra l’altro, che una volta che abbiamo cominciato, il processo per recuperare le risorse per farlo al meglio è molto più veloce ed efficace e potremo accorgerci di quanto poco sforzo ci è voluto, rispetto a quello che avremmo immaginato!

Per cui muoviamoci e partiamo: viviamo la vita che abbiamo sempre sognato!

 

P.S. Le scarpe le vado a comprare subito, promesso!!

 

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Ecco cosa può succedere quando si esce dalla zona di comfort

Qualche giorno fa, in questo post sulla mia pagina Facebook, raccontavo di come ho avuto l’occasione di affrontare una piccola cosa che una volta mi metteva molto a disagio, e di come l’aver affrontato questa esperienza per me un po’ difficile mi abbia fatta sentire più libera.

Si chiama “zona di comfort” tutto quell’insieme di azioni e situazioni in cui stiamo a nostro agio, in cui viviamo tranquilli e senza crisi. Essa può essere più piccina o più grande e, se passiamo molto tempo senza espanderla, inizia a stringersi un pochino alla volta e ad irrigidirsi, ingabbiandoci anche con molta forza.
Il segreto per espanderla è uscirne, fare ciò che vogliamo fare anche se non ci sentiamo a nostro agio nel farlo: a volte basta scostarsi veramente un pochino dalle nostre limitazioni autoimposte, mettere appena la punta del piedino fuori, che già si hanno bellissimi effetti di crescita.

Ritorno all’episodio di qualche giorno fa: ho fatto una telefonata (e già prendere l’iniziativa per telefonare a me richiede sempre un certo sforzo) in cui avrei dato una comunicazione scomoda. Ho deciso che ce l’avrei potuta fare, ho deciso di essere l’autista del mio cervello e di gestire le mie emozioni e l’ho fatto.

Ed ecco cos’è successo appena qualche giorno dopo…

Ero in pianura per una consulenza e ho incontrato una conoscente, che mi ha parlato di alcuni problemi con sua figlia e dei consigli professionali che le erano stati dati per gestire questa situazione di difficoltà. Purtroppo ho notato che alcuni di questi consigli avrebbero potuto anche essere efficaci in un primo momento, ma a prezzo di un notevole peggioramento della situazione in futuro. Lì per lì ho sentito dentro di me crescere la rabbia per cosa le era stato consigliato e la mia vocina interiore ha iniziato il suo sproloquio a colpi di “ma è possibile che nel 2017 ci siano ancora professionisti che consigliano queste cose?? ma non si rendono conto dei danni che fanno??”. Me ne sono però stata ben zitta, limitandomi a sottolineare la mia contentezza per la sensazione di appoggio che aveva avuto questa conoscente. In fondo, nessuno aveva chiesto il mio parere, e facilmente se avessi esplicitato il mio pensiero in quel momento, non sarebbe stato ascoltato né compreso.

Mentre ero in auto, nel viaggio di ritorno a casa, continuavo però a pensarci, e mi sono resa conto del fatto in quel momento io avevo una possibilità reale di aiutare questa bimba: sapevo cosa andava evitato perché conoscevo gli effetti a lungo termine, e cosa consigliare di meglio. E poi, ho pensato, mal che vada non succede nulla, e rimarrà tutto come ora, ma se io non ci provo, avrò perso una possibilità preziosa di far andare l’infanzia di questa bambina in un modo diverso, e di far sì che domani sia una donna più sicura e più felice.

Allora ho scelto i punti più importanti, li ho trasformati in due semplici strategie concrete, ho scelto le parole con cura, in modo da massimizzare l’efficacia della mia comunicazione, sia dal punto di vista emotivo che cognitivo, e poi l’ho fatto. Mi sono fatta dare il suo numero di telefono e le ho te-le-fo-na-to.

E’ stata una lunga e bella telefonata, e quando ho messo giù ero davvero felice: avevo utilizzato tutto il mio bagaglio nel modo migliore possibile, in quel momento. Non avevo agito d’impulso subito, sfogando in malo modo i pensieri rabbiosi che venivano, mettendo in tavola una comunicazione che l’altra persona non avrebbe potuto di certo ascoltare, per il modo in cui l’avrei fatta. E nemmeno ho lasciato perdere, ma ho ascoltato la mia rabbia, quello che che voleva dirmi, e ho sfruttato al massimo quello che ho per poter dare il meglio per quella mamma e per quella bimba, creando l’occasione per una comunicazione efficace ed empatica.

E dopo tutto questo mi sono resa conto di quanto si fosse espansa la mia zona di comfort: se mi avessero detto fino a qualche giorno fa che avrei fatto una cosa del genere, davvero avrei riso, invece non solo ho telefonato, ma non ho avuto alcuna difficoltà nel farlo!

Per cui: sperimentate, anche una cosa piccolina, ma che esca un pochino dalla vostra zona di comodità e state a vedere gli effetti!

 

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