libertà, life, love, mind training, yoga

Ascoltare i segnali e… fermarsi

Pensiamo, a volte, che la vita sia lineare. Ma lineare nel modo in cui pensiamo noi: faccio questo, poi succede quest’altro, che mi porterà lì… e ci facciamo tutti i nostri schemini.

Capita, però, di iniziare pian piano a cogliere dei segnali di dissonanza: cose che continuano a capitare e non avrebbero dovuto, difficoltà che si susseguono, esperienze anche belle, ma che non collimano con quel che si sta vivendo.
Se stiamo in ascolto li cogliamo abbastanza in fretta, altrimenti la vita alza il tiro, è giurato: perchè quando non vuoi vedere qualcosa lei cerca in tutti i modi di rendertelo palese, con le buone e con le cattive, con le belle e con le brutte.

A questo punto l’unica cosa saggia da fare è fermarsi, uscire un momento fuori dal film, sedersi su una panchina fuori dal cinema e osservare.
Dedicarsi spazio, ascolto, tempo, cura, e rimanere in ascolto.
Perchè poi noi le sappiamo le cose, nel profondo di noi, ma non sempre è semplice divenirne consapevoli: c’è bisogno di fare del lavoro per farle emergere.

In questi ultimi mesi di segnali ne ho ricevuti tanti e alla fine mi sono fermata: qualcosa è da sistemare, ci sono nuove decisioni da prendere, una vita da organizzare diversamente, mettere a fuoco priorità differenti, focalizzarsi meglio e sulle cose giuste per me.

Ho passato il capodanno da sola, e così sono rimasta per i 5 giorni successivi, dedicandomi finalmente solo a me stessa, dandomi il tempo della calma, dell’ascolto di ogni tipo di emozione, dell’osservazione della consonanza con l’ambiente, finalmente respirando e dando ascolto solo a me.

Non mi sento del tutto pronta per rientrare nella mia vita: vorrei indugiare su questa spiaggia ancora un po’, ma il mio impegno e sforzo sarà di portarmela dentro, questa spiaggia, questa consapevolezza, per continuare ad essere sempre presente a me stessa, ad essere centrata in ogni momento, in ogni relazione.

 

WhatsApp Image 2018-01-05 at 16.59.15

 

coaching, libertà, pnl

Prendersi cura di sé

Siamo immersi in una cultura in cui il dedicarsi a sé stessi è visto come un atto “egoistico”, con un’accezione fortemente negativa del termine. Penso che questa sia una percezione piuttosto miope, e ho iniziato a sperimentarlo in maniera molto forte da quando sono diventata madre, momento in cui l’aver cura di me è diventato un atto di responsabilità verso i miei figli: di colpo ho sentito la necessità di fare tutto quello che era in mio potere per guadagnarmi una lunga e duratura salute, per garantire il più possibile ad essi la presenza di una madre attiva e supportante, che li accompagni nella vita (chiaramente in modi diversi in relazione all’età) anche ben oltre la giovinezza. Ho avuto nuove motivazioni, quindi, nel cambiare e migliorare la mia alimentazione, per esempio, e in generale nell’agire in maniera preventiva per avere uno stato di salute ottimale che mi consenta svolgere il mio compito al meglio. Noto poi, nella vita quotidiana, quanto il non “curarmi” abbia ripercussioni anche immediate, in termini di stanchezza e malessere, che si tramutano facilmente in isteria e mancanza di presenza mentale e di pazienza. Se invece sto bene, tutto è più semplice, e anche sostenere gli altri (figli compresi) diventa più semplice, leggero ed efficace.

Normalmente quando si fa riferimento al “prendersi cura di sè”, l’immaginario che ci viene in mente è qualcosa che ha a che fare con l’estetica, con l'”essere curati/e” (se poi si parla di donne, pare automatico dover necessariamente citare trucco e tacco 12, ahimé): Il problema è che si parte – e ci si ferma – all’esterno, bloccandosi in una apparenza mal radicata (e spesso preconfezionata). Questo succede sia per influenza mediatico-culturale, sia perchè non siamo abituati ad ascoltare i nostri bisogni, a riconoscerli; e questo purtroppo succede anche per i bisogni primari.

Come si può fare allora? Ecco alcuni suggerimenti:

  • attenzione al riposo: sembra banale, ma è una delle prime cose a “saltare”, a finire in fondo alle priorità. Non è che tutti si debba dormire dalle h22 alle h7, ognuno può trovare le forme più congeniali a sè e alle proprie necessità (personali, lavorative, familiari..), anche soluzioni piuttosto “creative”, ma l’importante è dormire a sufficienza (n.b. per i neogenitori: tutto ciò suggerisce di semplificare al massimo le proprie abitudini, in modo da poter riposare, e mettere questa come priorità, subito dopo le risposte indispensabili ai vostri figli, per cui pazienza se mangerete un po’ peggio o se la casa sarà un putiferio per un po’, la prima cosa è che voi e i vostri figli stiate bene).
  • nutrire il proprio corpo: “siamo quello che mangiamo”, quello che entra dalla nostra bocca diviene parte di noi, delle nostre cellule, e fa una grande differenza nel predisporci alla salute o alla malattia. Informiamoci, studiamo, prendiamoci la responsabilità di volerci bene tramite l’alimentazione, per darci mattoni sani e solidi con cui costruire il nostro corpo e buon carburante per la nostra mente.
  • nutrire la propria mente: avere prospettiva, degli obiettivi, circondarsi di cose buone e di persone che ci fanno bene, selezionare all’ingresso la miriade di informazioni che circola per far entrare solo ciò che ci sostiene e ci da’ un buono slancio.
  • muoversi e stare all’aria aperta: nonostante io sia sempre stata un’antisportiva, ora ho sperimentato come effettivamente il lavoro muscolare ci faccia sentire meglio (non solo per le endorfine messe in circolo dall’attività fatta, ma anche per un senso di “utilità” di sè) e calmi la mente. Non mi sono mai state simpatiche le palestre (ma per alcune persone possono essere una soluzione ottimale) e preferisco sempre attività più immediate e a portata di mano: un momento giornaliero di yoga, una passeggiata col cane, un’escursione in montagna, o anche azioni volte al miglioramento dei posti in cui viviamo: zappare il giardino, fare lavori in muratura.. Teniamo poi presente che stare fuori, a contatto con la natura, ha un grande  effetto terapeutico, utile anche soprattutto come “pronto soccorso” quando siamo di cattivo umore, stanchi, stressati.. a volte bastano cinque minuti all’aperto per farci riprendere il corso della giornata in un’altra maniera.

Questi sono consigli di base per iniziare a mettersi in prospettiva; la cosa fondamentale però rimane imparare ad ascoltare i propri bisogni e allenarsi a trovare le giuste risposte per soddisfarli. E’ un qualcosa che si avvicina alla disciplina intesa in senso orientale, nel senso dell’azione quotidiana volta alla costruzione del sè. E alla fine si vede, anche da fuori, ma non è un qualcosa di imposto dall’esterno, che ci ingabbia, ma un’energia vitale che si spande da dentro e coinvolge l’intero nostro essere.. e quelli che ci stanno attorno!

Quando passiamo un momento in cui non ci sentiamo bene, siamo stanchi e tristi, proviamo a fermarci e a chiederci: quali miei bisogni in questo momento non sono soddisfatti? All’inizio non sarà immediato, ma pian piano diventerà sempre più semplice riuscire ad individuarli (per un aiuto, si può fare riferimento all’Inventario dei Bisogni, disponibile sul sito di Davide Facheris, formatore e facilitatore in Comunicazione Empatica), e dopo un po’ di volte che facciamo questo esercizio riusciremo anche a notare delle ricorrenze. Questo ci permette di capire in quale maniera le nostre abitudini di vita non ci stanno sostenendo , dandoci la possibilità di fermarci a riflettere sulle modifiche da apportare ad esse.

Insomma: qualunque siano i nostri obiettivi, bisogna partire sempre dall’aver cura di sè, in maniera lungimirante e responsabile, perchè tutto funzioni e possa realizzarsi pienamente.

Abbiate cura di voi e siate felici!

 

pietre