life, love

Quando hai una buona mappa… – nuova vita

Quando hai una buona mappa… puoi arrivare in posti molto belli, persino in quelli che hai sempre sognato.

 

Talvolta si tocca con mano l’efficacia della focalizzazione e, quando capita, è davvero sorprendente.

Ho raccontato in questo post come all’inizio di quest’estate io abbia preso la decisione di mettere fine al mio matrimonio, conclusione avvenuta dopo un lungo periodo di revisioni e tentativi e dopo aver preso definitivamente coscienza della non corrispondenza presente e futura di quel rapporto con quello che era nei miei bisogni più profondi e nei miei progetti di vita.

E proprio da questo accurato lavoro parte tutto quel che è nato dopo.

Ho lavorato moltissimo sul focalizzare ogni desiderio, ogni bisogno; ho utilizzato ogni sensazione che mi capitava, ogni indizio di pensiero per estrarre una mappa più completa possibile dei miei bisogni all’interno della relazione… morale della favola: il primo pensiero che ho avuto, dopo averla scritta è stato “ok, questo sancisce la mia singletudine a vita!”
La percezione, infatti, è che fosse davvero “troppa“: troppe cose, troppi bisogni, troppa bellezza… ma cosa avrei mai potuto pretendere??

Intanto ci faccio su una risata, prospettandomi un futuro da trismamma single (e devo dire che l’immagine era pure bella assai) e affronto tutto ciò che è necessario fare rispetto alla relazione ormai agonizzante con mio marito.

E poi succede che la vita ti sorprende.

Poco tempo dopo aver fatto questo lavoro e averne preso tutte le decisioni del caso, partecipo ad un piccolo evento promozionale con la mia collega naturopata, in un paese qui vicino. L’evento ha davvero rilievo nullo, ma intanto mi passo una bella serata.

Succede che ad un certo punto conosco una persona (e scoprirò in seguito quanto le nostre vite si siano sfiorate appena appena molte volte e in molti modi in tanti anni precedenti) che arriva proprio lì, in quel momento, un po’ per caso, e, altrettanto per caso, inizio a parlarci (chi mi frequenta da tempo sa quanto sia poco comune che parli con qualcuno che non conosco) e finisce che facciamo le 3 di notte a chiacchierare.

Tutto molto bello, ma non è che la cosa mi metta in crisi particolarmente: il fatto che io abbia tre figli e lui non abbia mai voluto neanche sentir parlare di bambini, sommato alla sua passione profonda per le moto, che io aborro nel modo più totale, mi bastano in quel momento per eliminarlo completamente dalle possibilità future relazionali. Comunque ci siamo trovati bene, per cui ci scambiamo il numero e nei giorni seguenti ci sentiamo in maniera davvero episodica.

E a questo punto succede che usciamo insieme qualche volta, senza alcun tipo di intenzionalità: per me è proprio solo concedermi del bel tempo per me, dato che mi fa ridere e sto bene.
Il problema è che ad un certo punto la mia mappina ben costruita e che ho sempre davanti agli occhi inizia ad avere delle spunte. Capita proprio che mentre parliamo vedo  la spunta verde comparire di fianco a qualche bisogno piazzato della mia mappa. Ma ancora non ci faccio caso: “è presto, non ho voglia di pensare a nulla, voglio stare da sola, ci vediamo solo perchè rido e sto bene” mi dico. Eh.

In un pomeriggio più lungo del previsto, a causa della rottura del mio telefono, parliamo della mia mappa e mi chiede cosa ci sia scritto: io rido, ridico che sancisce in maniera definitiva la mia singletudine a vita e poi inizio a snocciolare l’intera quantità di bisogni che la compongono, chiosando con un ironico “giusto due cosine, eh?!”. A quel punto arriva inaspettato il commento, dato così, en passant, senza quasi peso: “beh, più o meno come la mia”. Bene, quello è il primo momento in cui inizio a capire che forse, per quanto me la stia raccontando, sta capitando qualcosa.

Infine capita che arrivano quei giorni pieni di presagi, in cui non capisci perchè ma la data ti dice qualcosa, hai una sensazione strana che qualcosa debba succedere. E infatti è così: i programmi della serata finiscono molto prima del previsto e finisce che che una parte di te fa accadere un incontro non in programma, con una decisione e una forza che manco la considera, l’altra parte.
E finisce che se ne parla, in un modo che sancisce e determina completamente il riempimento della mappa e lì tu titubi, inizialmente: è presto, troppo presto, i tempi non hanno alcun senso, e se poi non funziona? e se poi finisce? e se poi, e se poi, e se poi???
Ma niente: la parte saggia e resiliente di te alla fine torna a decidere, per quello che hai nel profondo, per quello che dentro di te sai che sarà esattamente quello che hai cercato per tanto tempo, infischiandosene completamente di tutto il resto.
Solo la parte più interna di te e tutto quello che hai sempre voluto ad un passo.

E quindi… è nata la mia, la nostra, nuova vita.

allnostre

 

life, pnl

Un matrimonio: inizio e fine

Nell’ultimo post che ho scritto ho accennato al fatto che, all’inizio di quest’estate, ho preso una decisione grande e non facile, e questa ha riguardato un ambito della vita che per me è molto importante: la coppia.

Nel 2006, dopo una lunga relazione durata quasi 7 anni, conobbi quello che sarebbe diventato mio marito: diventammo in breve amici, oltre che colleghi, e mi aiutò parecchio nel periodo seguente la rottura della relazione precedente.
Rispondeva con una grande maestria al mio bisogno di cura e sostegno (bisogno così tanto vivo in quel momento,) ma io non ero pronta ad una nuova relazione e ci vollero un po’ di mesi perchè mi decidessi a buttarmi in quest’avventura.

I miei amori duraturi non sono mai stati istantanei colpi di fulmine, e questa storia non fece eccezione: comunque io mi ritrovai, in capo a qualche tempo, innamorata, iniziando una nuova convivenza in maniera inaspettatamente precoce. Le cose furono subito serie e nel giro di poco tempo decidemmo di sposarci e di avere dei bimbi.

Se non funziona con lui non funzionerà con nessuno“, mi dissi: con pazienza lui mi aveva sostenuto nelle mie crisi di ansia di abbandono e pian piano mi aveva dato la stabilità che a lungo avevo cercato: mi aveva salvata.

Seguirono anni di amore e costruzione, l’avvento di due bimbi, il cambio di due case.

Verso l’anno e mezzo della mia secondogenita, riniziai a sentire la necessità di recuperarmi: a partire dalla prima gravidanza, mi ero completamente dedicata ai figli, e sentivo la necessità di riscoprirmi, di tirare di nuovo fuori dal cassetto me e le mie cose, per iniziare a trovare nuovi spazi.

In quel momento mi accorsi che tra me e mio marito c’era qualcosa che non filava giusto: era tutto tranquillo, tutto “andava”, ma iniziavo a sentire una mancanza e la sentivo sempre più forte.

Resami conto della crisi, iniziai il mio lavoro di introspezione: dovevo assolutamente capire cosa c’era che non funzionava, che cosa mi faceva sentire quell’insoddisfazione profonda e sottile, quando tutto dal di fuori mi sembrava così perfetto. Ragionando e analizzandomi,  mi resi conto che tra di noi non c’era quasi nulla in comune: avevamo la famiglia, i figli, ma al di fuori di questo nulla… nè interessi, nè linguaggi, nè modi di pensare.
Mi faceva male cercare condivisione e dialogo sempre al di fuori della coppia che avevamo creato, ma al suo interno non era stato possibile trovarli. Ne parlammo e decidemmo insieme di tentare una svolta di vita: un cambio di casa, in posto che piaceva ad entrambi, ovvero il sogno abitativo che preludesse ad un cambio di vita, con più presenza, più natura, più vita, più allegria, sorrisi e buon tempo per noi e per i bimbi.

Cercammo casa a lungo, e intanto arrivò tanto inaspettatamente quanto necessariamente la nostra terzogenita, che nacque in sincronìa perfetta con l’acquisto della casa in montagna che tanto avevamo cercato e che tanto io avevo desiderato.

Iniziarono i lavori di ristrutturazione, parallelamente alla crescita della piccina; traslocammo l’estate scorsa e, pian piano, iniziai a sentire riemergere il bisogno di ritrovarmi. Iniziai il percorso di studi in PNL, che iniziò a cambiare la mia prospettiva: più andavo avanti nel percorso e più cadevano tutte le mie convinzioni, le mie insicurezze, e più mi sentivo sempre più finalmente me stessa.

Ritornarono alla ribalta tutte le problematiche di coppia che nel frattempo non si erano affatto risolte: avevamo comprato casa e vivevamo in un posto bellissimo, ma continuavamo a non avere nulla in comune, a non avere obiettivi comuni, a non avere dialogo, a non avere prospettiva. Uno dei valori fondanti della mia vita è la crescita e la consapevolezza di stare in una relazione senza prospettiva mi devastava, ma ancora non mi ero arresa: volevo tentarle tutte, per trovare un rimedio.

In primavera arrivò il momento del Master PNL: una settimana di rivoluzione interiore, da cui uscii una persona nuova, ma non diversa… ero finalmente diventata me stessa, senza più tutte le paure, le fobie, le convinzioni limitanti di un tempo. Finalmente ero libera e salda, non avevo più bisogno di nessuno che mi rimandasse la mia forza, la mia bontà, la mia bellezza.

Mi accorsi, così, che oltre alle mancanze che avevo già notato in precedenza, alcuni bisogni che per me fino a quel momento erano stati così fondanti, non avevano più tutta questa ragione d’essere: la sicurezza e un certo tipo di cura erano cose di cui avevo molto meno bisogno, nella relazione.

Entrai definitivamente in crisi e, aiutata e sostenuta dalla mia amica e collega Martina, affrontai in maniera puntuale e razionale quello che voleva dire profondamente per me avere una relazione e i bisogni che essa avrebbe dovuto soddisfare, accorgendomi non solo che tanti bisogni non erano soddisfatti, ma che alcuni di essi non avrebbero potuto esserlo, perchè non appartenevano proprio alla personalità di mio marito.

Presa consapevolezza che eravamo decisamente giunti al capolinea della nostra storia, ci confrontammo: parlammo tanto, ci ringraziammo per quello che ci eravamo reciprocamente donati in quasi 11 anni e che avevamo vissuto insieme e ci separammo.

Nel giro di poco, quindi, iniziò una nuova vita per entrambi e, per me, il cambio diventò in breve repentino e intenso… ma questo lo racconterò in un altro post!

bouquetmio

coaching, libertà, pnl

Prendersi cura di sé

Siamo immersi in una cultura in cui il dedicarsi a sé stessi è visto come un atto “egoistico”, con un’accezione fortemente negativa del termine. Penso che questa sia una percezione piuttosto miope, e ho iniziato a sperimentarlo in maniera molto forte da quando sono diventata madre, momento in cui l’aver cura di me è diventato un atto di responsabilità verso i miei figli: di colpo ho sentito la necessità di fare tutto quello che era in mio potere per guadagnarmi una lunga e duratura salute, per garantire il più possibile ad essi la presenza di una madre attiva e supportante, che li accompagni nella vita (chiaramente in modi diversi in relazione all’età) anche ben oltre la giovinezza. Ho avuto nuove motivazioni, quindi, nel cambiare e migliorare la mia alimentazione, per esempio, e in generale nell’agire in maniera preventiva per avere uno stato di salute ottimale che mi consenta svolgere il mio compito al meglio. Noto poi, nella vita quotidiana, quanto il non “curarmi” abbia ripercussioni anche immediate, in termini di stanchezza e malessere, che si tramutano facilmente in isteria e mancanza di presenza mentale e di pazienza. Se invece sto bene, tutto è più semplice, e anche sostenere gli altri (figli compresi) diventa più semplice, leggero ed efficace.

Normalmente quando si fa riferimento al “prendersi cura di sè”, l’immaginario che ci viene in mente è qualcosa che ha a che fare con l’estetica, con l'”essere curati/e” (se poi si parla di donne, pare automatico dover necessariamente citare trucco e tacco 12, ahimé): Il problema è che si parte – e ci si ferma – all’esterno, bloccandosi in una apparenza mal radicata (e spesso preconfezionata). Questo succede sia per influenza mediatico-culturale, sia perchè non siamo abituati ad ascoltare i nostri bisogni, a riconoscerli; e questo purtroppo succede anche per i bisogni primari.

Come si può fare allora? Ecco alcuni suggerimenti:

  • attenzione al riposo: sembra banale, ma è una delle prime cose a “saltare”, a finire in fondo alle priorità. Non è che tutti si debba dormire dalle h22 alle h7, ognuno può trovare le forme più congeniali a sè e alle proprie necessità (personali, lavorative, familiari..), anche soluzioni piuttosto “creative”, ma l’importante è dormire a sufficienza (n.b. per i neogenitori: tutto ciò suggerisce di semplificare al massimo le proprie abitudini, in modo da poter riposare, e mettere questa come priorità, subito dopo le risposte indispensabili ai vostri figli, per cui pazienza se mangerete un po’ peggio o se la casa sarà un putiferio per un po’, la prima cosa è che voi e i vostri figli stiate bene).
  • nutrire il proprio corpo: “siamo quello che mangiamo”, quello che entra dalla nostra bocca diviene parte di noi, delle nostre cellule, e fa una grande differenza nel predisporci alla salute o alla malattia. Informiamoci, studiamo, prendiamoci la responsabilità di volerci bene tramite l’alimentazione, per darci mattoni sani e solidi con cui costruire il nostro corpo e buon carburante per la nostra mente.
  • nutrire la propria mente: avere prospettiva, degli obiettivi, circondarsi di cose buone e di persone che ci fanno bene, selezionare all’ingresso la miriade di informazioni che circola per far entrare solo ciò che ci sostiene e ci da’ un buono slancio.
  • muoversi e stare all’aria aperta: nonostante io sia sempre stata un’antisportiva, ora ho sperimentato come effettivamente il lavoro muscolare ci faccia sentire meglio (non solo per le endorfine messe in circolo dall’attività fatta, ma anche per un senso di “utilità” di sè) e calmi la mente. Non mi sono mai state simpatiche le palestre (ma per alcune persone possono essere una soluzione ottimale) e preferisco sempre attività più immediate e a portata di mano: un momento giornaliero di yoga, una passeggiata col cane, un’escursione in montagna, o anche azioni volte al miglioramento dei posti in cui viviamo: zappare il giardino, fare lavori in muratura.. Teniamo poi presente che stare fuori, a contatto con la natura, ha un grande  effetto terapeutico, utile anche soprattutto come “pronto soccorso” quando siamo di cattivo umore, stanchi, stressati.. a volte bastano cinque minuti all’aperto per farci riprendere il corso della giornata in un’altra maniera.

Questi sono consigli di base per iniziare a mettersi in prospettiva; la cosa fondamentale però rimane imparare ad ascoltare i propri bisogni e allenarsi a trovare le giuste risposte per soddisfarli. E’ un qualcosa che si avvicina alla disciplina intesa in senso orientale, nel senso dell’azione quotidiana volta alla costruzione del sè. E alla fine si vede, anche da fuori, ma non è un qualcosa di imposto dall’esterno, che ci ingabbia, ma un’energia vitale che si spande da dentro e coinvolge l’intero nostro essere.. e quelli che ci stanno attorno!

Quando passiamo un momento in cui non ci sentiamo bene, siamo stanchi e tristi, proviamo a fermarci e a chiederci: quali miei bisogni in questo momento non sono soddisfatti? All’inizio non sarà immediato, ma pian piano diventerà sempre più semplice riuscire ad individuarli (per un aiuto, si può fare riferimento all’Inventario dei Bisogni, disponibile sul sito di Davide Facheris, formatore e facilitatore in Comunicazione Empatica), e dopo un po’ di volte che facciamo questo esercizio riusciremo anche a notare delle ricorrenze. Questo ci permette di capire in quale maniera le nostre abitudini di vita non ci stanno sostenendo , dandoci la possibilità di fermarci a riflettere sulle modifiche da apportare ad esse.

Insomma: qualunque siano i nostri obiettivi, bisogna partire sempre dall’aver cura di sè, in maniera lungimirante e responsabile, perchè tutto funzioni e possa realizzarsi pienamente.

Abbiate cura di voi e siate felici!

 

pietre

 

coaching, mind training

Semplicità e complicazione

Stamattina leggevo di una mamma disperata perchè il suo piccino di 5 mesi ha molti risvegli notturni e lei si trova con una netta carenza di sonno, alzandosi in continuazione per allattare il piccolo, rimetterlo nel lettino (dove si risveglia subito) e tentare di riaddormentarsi in tempo prima della poppata successiva. In quel frangente mi è ritornata in mente l’immagine di me, alle prese con un primogenito 4 mesenne, che fino ad allora aveva dormito nella culletta a fianco al letto, che invece in quel momento si risvegliava continuamente.. e la salvezza trovata nell’accoglierlo nel lettone. E di quando, appena nata la secondogenita, alla terza notte post parto semi insonne, chiedendomi perchè non riuscisse a dormire, nonostante fosse a fianco a me.. e capire che voleva semplicemente dormirmi addosso, e da lì ricominciare a rinfrancare il mio bisogno di sonno. O ancora di quando ho imparato ad allattare da sdraiata, facendomi il regalo preziosissimo per qualsiasi madre di lunghissime notti di sonno quasi ininterrotto.

E un sorriso, mi viene, al pensare a quanto a volte l’essere umano sia così assurdo: si incaponisce in soluzioni che non servono a nessuno, che lo mettono in difficoltà e gli fanno sprecare un sacco di energia, il tutto solo perchè ha deciso che dovesse essere così, perchè “è normale così” o “si usa così”. E invece la soluzione era lì, era a portata di mano, ed era la più semplice che potesse pensare.

Agire ecologicamente, restando ancorati ai nostri bisogni e a quelli delle parti in gioco, semplifica e rasserena, facendo diventare un’allegra passeggiata quella che fino ad un momento prima sembrava essere un angusto e faticoso sentiero inerpicato. Chiedersi di cosa ho bisogno? di cosa ha bisogno l’altro? come possiamo fare per mettere insieme i due bisogni, soddisfandoli entrambi, almeno un po’? Sono tra domande che spesso nell’agire quotidiano lasciamo da parte, ma che sono incredibilmente semplici e potenti nel farci vedere nuove strade, che spesso – tra l’altro – abbiamo ad un palmo di naso.

 

marherita

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