coaching, life, mind training, pnl

Vivere… troppo?

Sto passando un momento molto intenso e sfidante da tanti punti di vista: una condizione di salute non proprio egregia, spese grandi impreviste, l’acqua che manca a tratti, la mia relazione che traballa e discussioni familiari.

A volte può sembrare che tutto sia “troppo”: troppo da sostenere, troppo da affrontare, troppo tutto insieme.

A bene vedere, però, i momenti di troppa fatica sono proprio quelli in cui costruiamo, verifichiamo, smontiamo ciò che non va più. E quindi sono “troppo” importanti!
E capita, in questi momenti, che a guardarli bene spesso si trovano meraviglie inaspettate, come vicini che ti portano l’acqua e amici che stanno coi bimbi quando lavori e ti ascoltano e confortano.

Capita poi a volte perfino di aver paura del “troppo” in sè… in questo caso di solito c’è semplicemente “troppa” paura e dal momento in cui lo capiamo abbiamo la possibilità di scegliere se vogliamo vivere in base alle nostre paure o correre il rischio di vivere fino in fondo.

 

Vivere “troppo”, in fin dei conti, è semplicemente vivere.

 

 

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life, love

Quando hai una buona mappa… – nuova vita

Quando hai una buona mappa… puoi arrivare in posti molto belli, persino in quelli che hai sempre sognato.

 

Talvolta si tocca con mano l’efficacia della focalizzazione e, quando capita, è davvero sorprendente.

Ho raccontato in questo post come all’inizio di quest’estate io abbia preso la decisione di mettere fine al mio matrimonio, conclusione avvenuta dopo un lungo periodo di revisioni e tentativi e dopo aver preso definitivamente coscienza della non corrispondenza presente e futura di quel rapporto con quello che era nei miei bisogni più profondi e nei miei progetti di vita.

E proprio da questo accurato lavoro parte tutto quel che è nato dopo.

Ho lavorato moltissimo sul focalizzare ogni desiderio, ogni bisogno; ho utilizzato ogni sensazione che mi capitava, ogni indizio di pensiero per estrarre una mappa più completa possibile dei miei bisogni all’interno della relazione… morale della favola: il primo pensiero che ho avuto, dopo averla scritta è stato “ok, questo sancisce la mia singletudine a vita!”
La percezione, infatti, è che fosse davvero “troppa“: troppe cose, troppi bisogni, troppa bellezza… ma cosa avrei mai potuto pretendere??

Intanto ci faccio su una risata, prospettandomi un futuro da trismamma single (e devo dire che l’immagine era pure bella assai) e affronto tutto ciò che è necessario fare rispetto alla relazione ormai agonizzante con mio marito.

E poi succede che la vita ti sorprende.

Poco tempo dopo aver fatto questo lavoro e averne preso tutte le decisioni del caso, partecipo ad un piccolo evento promozionale con la mia collega naturopata, in un paese qui vicino. L’evento ha davvero rilievo nullo, ma intanto mi passo una bella serata.

Succede che ad un certo punto conosco una persona (e scoprirò in seguito quanto le nostre vite si siano sfiorate appena appena molte volte e in molti modi in tanti anni precedenti) che arriva proprio lì, in quel momento, un po’ per caso, e, altrettanto per caso, inizio a parlarci (chi mi frequenta da tempo sa quanto sia poco comune che parli con qualcuno che non conosco) e finisce che facciamo le 3 di notte a chiacchierare.

Tutto molto bello, ma non è che la cosa mi metta in crisi particolarmente: il fatto che io abbia tre figli e lui non abbia mai voluto neanche sentir parlare di bambini, sommato alla sua passione profonda per le moto, che io aborro nel modo più totale, mi bastano in quel momento per eliminarlo completamente dalle possibilità future relazionali. Comunque ci siamo trovati bene, per cui ci scambiamo il numero e nei giorni seguenti ci sentiamo in maniera davvero episodica.

E a questo punto succede che usciamo insieme qualche volta, senza alcun tipo di intenzionalità: per me è proprio solo concedermi del bel tempo per me, dato che mi fa ridere e sto bene.
Il problema è che ad un certo punto la mia mappina ben costruita e che ho sempre davanti agli occhi inizia ad avere delle spunte. Capita proprio che mentre parliamo vedo  la spunta verde comparire di fianco a qualche bisogno piazzato della mia mappa. Ma ancora non ci faccio caso: “è presto, non ho voglia di pensare a nulla, voglio stare da sola, ci vediamo solo perchè rido e sto bene” mi dico. Eh.

In un pomeriggio più lungo del previsto, a causa della rottura del mio telefono, parliamo della mia mappa e mi chiede cosa ci sia scritto: io rido, ridico che sancisce in maniera definitiva la mia singletudine a vita e poi inizio a snocciolare l’intera quantità di bisogni che la compongono, chiosando con un ironico “giusto due cosine, eh?!”. A quel punto arriva inaspettato il commento, dato così, en passant, senza quasi peso: “beh, più o meno come la mia”. Bene, quello è il primo momento in cui inizio a capire che forse, per quanto me la stia raccontando, sta capitando qualcosa.

Infine capita che arrivano quei giorni pieni di presagi, in cui non capisci perchè ma la data ti dice qualcosa, hai una sensazione strana che qualcosa debba succedere. E infatti è così: i programmi della serata finiscono molto prima del previsto e finisce che che una parte di te fa accadere un incontro non in programma, con una decisione e una forza che manco la considera, l’altra parte.
E finisce che se ne parla, in un modo che sancisce e determina completamente il riempimento della mappa e lì tu titubi, inizialmente: è presto, troppo presto, i tempi non hanno alcun senso, e se poi non funziona? e se poi finisce? e se poi, e se poi, e se poi???
Ma niente: la parte saggia e resiliente di te alla fine torna a decidere, per quello che hai nel profondo, per quello che dentro di te sai che sarà esattamente quello che hai cercato per tanto tempo, infischiandosene completamente di tutto il resto.
Solo la parte più interna di te e tutto quello che hai sempre voluto ad un passo.

E quindi… è nata la mia, la nostra, nuova vita.

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Un matrimonio: inizio e fine

Nell’ultimo post che ho scritto ho accennato al fatto che, all’inizio di quest’estate, ho preso una decisione grande e non facile, e questa ha riguardato un ambito della vita che per me è molto importante: la coppia.

Nel 2006, dopo una lunga relazione durata quasi 7 anni, conobbi quello che sarebbe diventato mio marito: diventammo in breve amici, oltre che colleghi, e mi aiutò parecchio nel periodo seguente la rottura della relazione precedente.
Rispondeva con una grande maestria al mio bisogno di cura e sostegno (bisogno così tanto vivo in quel momento,) ma io non ero pronta ad una nuova relazione e ci vollero un po’ di mesi perchè mi decidessi a buttarmi in quest’avventura.

I miei amori duraturi non sono mai stati istantanei colpi di fulmine, e questa storia non fece eccezione: comunque io mi ritrovai, in capo a qualche tempo, innamorata, iniziando una nuova convivenza in maniera inaspettatamente precoce. Le cose furono subito serie e nel giro di poco tempo decidemmo di sposarci e di avere dei bimbi.

Se non funziona con lui non funzionerà con nessuno“, mi dissi: con pazienza lui mi aveva sostenuto nelle mie crisi di ansia di abbandono e pian piano mi aveva dato la stabilità che a lungo avevo cercato: mi aveva salvata.

Seguirono anni di amore e costruzione, l’avvento di due bimbi, il cambio di due case.

Verso l’anno e mezzo della mia secondogenita, riniziai a sentire la necessità di recuperarmi: a partire dalla prima gravidanza, mi ero completamente dedicata ai figli, e sentivo la necessità di riscoprirmi, di tirare di nuovo fuori dal cassetto me e le mie cose, per iniziare a trovare nuovi spazi.

In quel momento mi accorsi che tra me e mio marito c’era qualcosa che non filava giusto: era tutto tranquillo, tutto “andava”, ma iniziavo a sentire una mancanza e la sentivo sempre più forte.

Resami conto della crisi, iniziai il mio lavoro di introspezione: dovevo assolutamente capire cosa c’era che non funzionava, che cosa mi faceva sentire quell’insoddisfazione profonda e sottile, quando tutto dal di fuori mi sembrava così perfetto. Ragionando e analizzandomi,  mi resi conto che tra di noi non c’era quasi nulla in comune: avevamo la famiglia, i figli, ma al di fuori di questo nulla… nè interessi, nè linguaggi, nè modi di pensare.
Mi faceva male cercare condivisione e dialogo sempre al di fuori della coppia che avevamo creato, ma al suo interno non era stato possibile trovarli. Ne parlammo e decidemmo insieme di tentare una svolta di vita: un cambio di casa, in posto che piaceva ad entrambi, ovvero il sogno abitativo che preludesse ad un cambio di vita, con più presenza, più natura, più vita, più allegria, sorrisi e buon tempo per noi e per i bimbi.

Cercammo casa a lungo, e intanto arrivò tanto inaspettatamente quanto necessariamente la nostra terzogenita, che nacque in sincronìa perfetta con l’acquisto della casa in montagna che tanto avevamo cercato e che tanto io avevo desiderato.

Iniziarono i lavori di ristrutturazione, parallelamente alla crescita della piccina; traslocammo l’estate scorsa e, pian piano, iniziai a sentire riemergere il bisogno di ritrovarmi. Iniziai il percorso di studi in PNL, che iniziò a cambiare la mia prospettiva: più andavo avanti nel percorso e più cadevano tutte le mie convinzioni, le mie insicurezze, e più mi sentivo sempre più finalmente me stessa.

Ritornarono alla ribalta tutte le problematiche di coppia che nel frattempo non si erano affatto risolte: avevamo comprato casa e vivevamo in un posto bellissimo, ma continuavamo a non avere nulla in comune, a non avere obiettivi comuni, a non avere dialogo, a non avere prospettiva. Uno dei valori fondanti della mia vita è la crescita e la consapevolezza di stare in una relazione senza prospettiva mi devastava, ma ancora non mi ero arresa: volevo tentarle tutte, per trovare un rimedio.

In primavera arrivò il momento del Master PNL: una settimana di rivoluzione interiore, da cui uscii una persona nuova, ma non diversa… ero finalmente diventata me stessa, senza più tutte le paure, le fobie, le convinzioni limitanti di un tempo. Finalmente ero libera e salda, non avevo più bisogno di nessuno che mi rimandasse la mia forza, la mia bontà, la mia bellezza.

Mi accorsi, così, che oltre alle mancanze che avevo già notato in precedenza, alcuni bisogni che per me fino a quel momento erano stati così fondanti, non avevano più tutta questa ragione d’essere: la sicurezza e un certo tipo di cura erano cose di cui avevo molto meno bisogno, nella relazione.

Entrai definitivamente in crisi e, aiutata e sostenuta dalla mia amica e collega Martina, affrontai in maniera puntuale e razionale quello che voleva dire profondamente per me avere una relazione e i bisogni che essa avrebbe dovuto soddisfare, accorgendomi non solo che tanti bisogni non erano soddisfatti, ma che alcuni di essi non avrebbero potuto esserlo, perchè non appartenevano proprio alla personalità di mio marito.

Presa consapevolezza che eravamo decisamente giunti al capolinea della nostra storia, ci confrontammo: parlammo tanto, ci ringraziammo per quello che ci eravamo reciprocamente donati in quasi 11 anni e che avevamo vissuto insieme e ci separammo.

Nel giro di poco, quindi, iniziò una nuova vita per entrambi e, per me, il cambio diventò in breve repentino e intenso… ma questo lo racconterò in un altro post!

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La potenza della visualizzazione

Un paio di giorni fa mi ha contattata una persona che ha frequentato lo scorso Challenge Nuove Abitudini, e mi ha raccontato come quest’estate abbia realizzato esattamente quello che aveva visualizzato durante il percorso del Challenge.

In questo periodo, poi, ho davvero toccato con mano la potenza di questo strumento: tenendo davanti ai miei occhi la mappa dei miei bisogni ho potuto prendere una decisione grande e difficile, ritrovandomi, dopo pochissimo tempo, in una situazione che inaspettatamente esprime in maniera completa proprio ciò che è nella mia mappa.

La visualizzazione consente al nostro cervello di darci la motivazione: sperimentiamo cosa vediamo, cosa ascoltiamo, come ci sentiamo nel momento in cui raggiungiamo il nostro obiettivo, e questo ci consente di mettere in moto tutte le nostre risorse e le strategie che servono per realizzarlo. Inoltre, nel momento in cui lo immaginiamo con forza e intensità, per la nostra mente è un po’ come se lo avessimo già fatto… e quanto è più facile fare qualcosa di già conosciuto, rispetto a qualcosa di totalmente nuovo?

I nostri obiettivi e i nostri valori, nel momento in cui diventano il nostro faro, la nostra guida, ci consentono davvero di raggiungere quel che di buono vogliamo per noi e la visualizzazione aumenta di tantissimo  le possibilità che esso venga realizzato.

Avete un obiettivo, un sogno? Visualizzatevi tutte le mattine a obiettivo raggiunto: cosa vedrete, cosa ascolterete, come vi sentirete… e osservate nel tempo cosa accade, dentro e fuori di voi!

… per potenziare il processo, iscrivetevi al Challenge Nuove Abitudini, in partenza tra pochissimo!

 

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Emozioni e momenti duri

 

Solo le persone che trasportano da sole la propria acqua conoscono il valore di ogni goccia rovesciata al suolo ” cit.

 

Capitano a tutti momenti in cui le emozioni sono forti e dure, in cui tutto sembra così pesante e si vorrebbe solo fuggire.
Eppure la salvezza è lì, proprio in quella durezza, in quelle lacrime che si versano: il prendersi carico completamente di ogni singola sfumatura emotiva, attraversarla in maniera totale, è la strada per trasformare un problema in una sfida, in qualcosa capace di farci svoltare e renderci incredibilmente più forti.

Niente sconti: qualunque sia il momento sfidante che stiamo attraversando, l’unica via è passarci completamente attraverso, prenderci un tempo per sentire in profondità e da qui iniziare o continuare in maniera più profonda il nostro cammino di consapevolezza.

E quando abbiamo terminato il tempo dell’attraversamento ci accorgeremo che, avendo a fuoco quello che è importante per noi e ciò che ci guida, ci trasformeremo in lottatori, pronti ad andarci a prendere ciò che meritiamo e che vogliamo.
Impariamo, mettiamo a frutto, e intanto rimaniamo focalizzati su ciò che è bene per noi, che ci illumina il cammino, sui nostri valori e i nostri bisogni interiori e la trasformazione avrà modo di poter essere.

 

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Crisi di coppia: cosa comunichiamo?

Quando una relazione volge al termine è tempo di bilanci e di analisi.
Per quanta consapevolezza possa esserci, è sempre necessario scandagliare lo scandagliabile, per capire, comprendere, e attuare dei cambiamenti.

La sensazione di aver fatto tutto quello che si poteva fare, di avercela messa tutta, di aver esplorato e rigirato la crisi in tutti i suoi aspetti più remoti.

Poi, un giorno, un’epifania: ci si scopre ad essere arrabbiati, e tanto, e si scopre di aver messo regolarmente da parte questa rabbia, di non averle dato importanza. La necessità e il desiderio di “far andare” la relazione, contemporaneamente alla volontà di tutelare l’altro dalle discussioni, dai malumori, dai disagi, hanno fatto sì che la comunicazione passasse in secondo piano, che le emozioni “scomode” non venissero tenute in conto, pensando che fosse sufficiente gestirsele in solitaria. Peccato che, all’interno di una coppia, la comunicazione sia la base fondante e sia necessario avere sempre “cuore e mente sul piatto”.

E ti rendi conto che, per quanto l’altro non sia stato nei termini relazionali adeguati, sei tu ad avere sbagliato per prima: ti sei messa da parte, non ti sei data importanza, non hai dato voce alla parte di te che era triste e ferita e, così facendo, sei diventata responsabile di quel fallimento.

Perchè una vera relazione d’amore necessita di comunicazione continua, a qualsiasi prezzo; perchè una coppia sta in piedi solo se entrambe le persone che ne fanno parte rispettano profondamente sè stesse e i propri bisogni; perchè l’amore può crescere se è fonte di libertà.

La volontà di proteggere l’altro può diventare un’arma a doppio taglio e, nel momento in cui ci induce ad omettere delle cose, impatta con seria pesantezza sulla costruzione del dialogo e della comunicazione e, quindi, dell’amore stesso.

Non possiamo pensare di proteggere gli altri da noi stessi, soprattutto quando si è in coppia: si possono trovare buoni modi per comunicare, migliorare, trovare strategie funzionali, lasciando perdere quelle che non lo sono, ma bisogna agire e comunicare.

Cuore sul piatto, sempre.

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i 40 anni e i sogni nei cassetti

Oggi mi stavo muovendo in auto e, come spesso accade in questi frangenti, la mia mente ha iniziato a riflettere su alcune cose. In particolare, mi sono soffermata a notare come gran parte delle persone che conosco intorno ai 40 anni vivano spesso una dicotomia interiore tra la vita che fanno e i sogni che hanno accuratamente riposto nei cassetti: relazioni che non danno più nulla da troppo tempo, lavori portati avanti perchè più sicuri o remunerativi, attività svolte per forza d’inerzia, ruoli predefinite che ormai paiono diventati l’unica faccia possibile.
Contemporaneamente a questa riflessione, ho riflettuto su cosa ci renda “giovani”: ho notato spesso che l’età anagrafica è poco rispondente a quella che è la realtà personale di ognuno di noi e ho visto come a volte sia così diversa da quella percepita. In particolare, ho notato che le persone percepite più giovani di quanto lo siano anagraficamente hanno una cosa che gli altri non hanno: lavorano per realizzare i propri sogni (non a caso queste persone non sono molte).

Ora, potremmo sicuramente dilungarci e fare mille pensieri e ipotesi sulle cause di tutto ciò, ma resta il fatto che la maggior parte delle persone vive in una sorta di anestesia perenne e – di fatto – sopravvive, è interiormente in coma. A volte solo un evento tragico è in grado di dare una scossa a questo torpore globale e le persone prendono finalmente coscienza che la vita è una sola e il nostro tempo non è infinito. Mi sono spesso chiesta, infatti, se fosse proprio necessario arrivare a quel punto, per iniziare a vivere.

In verità non ho ben capito quando esattamente si iniziano a mettere i sogni chiusi nei cassetti: forse prima li si deposita solo un poco, poi sempre un po’ di più, poi inizia a fare male la distanza che si sente tra la vita reale e quei sogni che percepiamo così poco realizzabili e questo è il momento in cui si prende una chiave e la si gira, spesso buttandola via dopo poco.

E qui, signori e signore, vi chiedo: è questa la vita che volete? Volete continuare a vivere indefinitamente in quel grigiore sordo in cui vi siete piazzati, di giorni uguali agli altri, di muta anestesia generale? E’ questo che volete per la vostra unica vita? E’ questo che volete (o vorreste) per i vostri figli?

Spaccateli, quei cassetti, tirate fuori tutti i vostri sogni e iniziate a realizzarli, a lavorarci sopra, prendeteveli, con le unghie e coi denti! Iniziate… a vivere!

 

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Torna il Challenge Nuove Abitudini!!

A gran richiesta torna già quest’anno il Challenge Nuove Abitudini, in una nuova versione integrata con nuovi ed efficaci contenuti.

Di cosa si tratta? 
E’ un percorso di 21 giorni, in cui ci si allena quotidianamente per creare e consolidare una nuova abitudine che ci è benefica, lavorando e mantenendo salda la motivazione e lo sguardo fisso sul nostro obiettivo.

Come funziona?
Ogni mattina, per tutti e 21 i giorni, riceverai una mail con un contenuto (video, audio, scritto o un esercizio da fare) che ti sosterrà e ti aiuterà a rendere efficace il tuo percorso. Avrai, inoltre, il mio costante supporto personalizzato via e-mail.

Perchè 21 giorni?
E’ stato  stimato che il tempo minimo necessario all’instaurazione di una nuova abitudinesia proprio quello di 21 giorni; il Challenge inizierà lunedì 4 settembre e terminerà domenica 24 settembre.

Cosa otterrai dalla partecipazione a questo percorso?
Insieme impareremo a focalizzare e rendere efficace l’obiettivo di prendere una buona abitudine utile alla tua vita; alleneremo insieme la capacità di notare quali processi decisionali e quali strategie sono per te efficaci e quali no, avendo così la possibilità di scegliere cosa ti è utile; approfondirai la capacità di ascoltare te stesso e i tuoi bisogni profondi; aumenterai la consapevolezza nel sentirti attivo ed efficace nelle tue decisioni.

Effetti collaterali
Questo allenamento ha l’effetto collaterale di gestire con maggiore efficacia la tua vita, dandoti la possibilità di vedere scelte migliori da intraprendere e maggiori possibilità, di compiere passi benevoli per te stesso/a e di indirizzarti verso un miglioramento di vita e di grado di soddisfazione interiore maggiore.
Se vuoi continuare a lamentarti di quello che non va nella tua vita e nel mondo questo percorso NON fa per te.

Cosa serve per partecipare?
E’ necessario da parte tua la respons-abilità di portare avanti il percorso per tutti i 21 giorni, la volontà di voler intraprendere un percorso di miglioramento della tua condizione di vita e di benessere e una partecipazione economica di un euro al giorno: investi questa piccola quota come impegno quotidiano per te, per aumentare la tua felicità!

Per iscriverti manda una e-mail entro venerdì 1 settembre 2017 a: silvia.mezzanatto@gmail.com

Allora: pronti per iniziare??

 

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Il Master Practitioner e la magia

Qualche settimana fa ho frequentanto il corso che mi ha portata a diventare Master Practitioner in PNL (ovviamente sempre Ekis, chevvelodicoaffà!).

E’ stata un’esperienza rivoluzionante, al punto quasi da paragonarla al parto (ma molto meno dolorosa!): sono rinata persona nuova, mi sono liberata di tantissime convinzioni limitanti che avevo, anche belle grosse, e mi sono sentita, per la prima volta in vita mia, veramente io. Da quel momento il mood principale ha iniziato ad essere “la cosa mi fa stare fuori dalla zona di comfort? mi sento a disagio? Fico, la faccio e vedo cosa succede!”; quindi davvero un cambio radicale per una persona che ha vissuto spesso nella cautela di relazione e di vita.
Mi sono sentita finalmente libera di essere chi sono, di fare quello che voglio fare e che quando si sbaglia… beh, pazienza, è stato più o meno figo e poi si fa qualcosa di diverso, che mica muore qualcuno, anzi.
Mi sono scoperta a parlare di cose davvero molto interne, a scoprirmi tanto senza averne alcun timore, perchè – fondamentalmente – ho capito che gli altri non possono fare proprio nulla perchè io mi senta male, se non lo permetto, mi sono quindi sentita sicura e protetta anche quando mi stavo scoprendo veramente molto. Ed è straordinariamente bello e costruttivo poter parlare alle persone che entrano in relazione con noi in maniera franca e semplice, senza timori di giudizio. Perchè è tutto nella nostra mente: le paure, il giudizio, gli stati d’animo… e quindi la cosa bella è che possiamo imparare a gestire tutto quanto!

Ho imparato ad utilizzare la “magia” che mia ha liberata e ho avuto da subito la piena consapevolezza di quanta forza porta con sè, di quale potere ha per gli altri, per sostenerli nel loro cammino, per potere offrire loro tutta la bellezza che sto già vivendo io. Mi sono resa ancora più conto dell’efficacia (e della velocità!) di queste tecniche e di quanto bene possano fare!

Sono grata per il meravigliosi compagni di viaggio che ho avuto, che hanno avuto tanta parte nel mio cambiamento, sono grata per i meravigliosi trainer Alessandro Mora e Roberta Liguori, che ci mettono tantissima bravura e compentenza e, soprattutto, tantissimo cuore e questo davvero fa la differenza (come dice Alessandro “non sono le tecniche che cambiano le persone, sono le persone che cambiano le persone), sono grata alla mia famiglia per la collaborazione e sono grata a me stessa per l’opportunità che mi sono data.

E, come dicevo in uno dei primi post dopo il rientro, ora… siete pronti per la magia?? Perchè ce n’è davvero tanta a disposizione 😉

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Il segreto per fare ciò che si desidera

Stamattina mi sono svegliata presto e sono andata a camminare, prima di mettermi al lavoro.
Per me è un’attività del tutto nuova: come non avrei mai pensato di iniziare a svegliarmi molto presto al mattino, così mai avrei detto che avrei cominciato a camminare la mattina, ma le risorse interiori aumentano e si finisce con l’imparare a fare ciò che ci fa bene, e a farlo anche con piacevolezza.
La prima volta che sono andata a camminare la mattina è stata qualche giorno fa, durante il corso per diventare Master Practitioner: la mattina mi sono svegliata due ore prima della sveglia e ho deciso di andare. Siccome, come dicevo prima, mai avrei pensato di camminare la mattina in vita mia, non avevo un paio di scarpe adatte (e non le avevo neppure a casa), per cui ho messo i sandali e sono uscita. Dovevo fare un pochino attenzione al passo, ogni tanto riassestarli e sicuramente sarei potuta andare più veloce con delle scarpe da camminata, intanto però la mia oretta di cammino me la sono fatta, con grossa soddisfazione.
Stamattina avevo programmato di andare di nuovo a camminare e ancora non avevo le scarpe adatte: ho preso le meno peggio che c’erano e sono partita, facendomi un’ora di strada montana con… le sneakers!
E, mentre camminavo, pensavo a come, qualche tempo fa, non avendo l’attrezzatura necessaria, mi sarei semplicemente bloccata nell’intenzione, rimandando l’attività al momento dell’acquisto delle scarpe, finendo poi col rimandare per mille altri motivi (come postava la mia meravigliosa trainer, Roberta Liguori, in questo post, in questa maniera succede poi che la mente si abitua a trovare scuse); invece ho utilizzato le mie risorse disponibili, anche se non erano perfette, per fare e ottenere quel che voglio.

E quindi qual è il segreto per fare ciò che vogliamo? Una cosa tanto semplice quanto potente: semplicemente farlo.

Niente scuse, basta con l’aspettare il “quando sarò pronto” o mille altri ipotetici momenti nel futuro in cui le condizioni saranno diverse o migliori, ma alzarsi e camminare!
Noteremo, tra l’altro, che una volta che abbiamo cominciato, il processo per recuperare le risorse per farlo al meglio è molto più veloce ed efficace e potremo accorgerci di quanto poco sforzo ci è voluto, rispetto a quello che avremmo immaginato!

Per cui muoviamoci e partiamo: viviamo la vita che abbiamo sempre sognato!

 

P.S. Le scarpe le vado a comprare subito, promesso!!

 

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