life, mind training, PDDMD

Ripartire da sè – pddmd

La prima cosa da fare quando si passa un momento impegnativo è focalizzarsi su di sè: ci permette di andare al nocciolo delle questioni, di accedere alle nostre risorse e di utilizzare al meglio l’esperienza che stiamo passando per trarne il massimo insegnamento possibile, per cambiare in modo da farne tesoro.

Focalizzarsi su di sè, ripartire da sè, trova concretizzazione in un gesto, in un’abitudine quotidiana, che ci centri e ci dia il senso della strada che stiamo percorrendo, ci aiuti quindi a mantenere un punto di vista orientato correttamente verso i nostri bisogni profondi interiori.

Per me l’abitudine correlata al ripartire da me stessa è lo yoga mattutino.

 

Qual è il vostro punto di ripartenza? scrivetelo nei commenti!!

 

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mind training, PDDMD

Appartenenza – pddmd

Indossare o usare qualcosa che ci rappresenta, che sentiamo come profondamente nostro e rappresentativo di noi stessi, della parte più profonda e magari ribelle del nostro cuore, della parte più leggera, quella che ci fa stare bene.

Il mio “qualcosa” è una pettinatura, ad esempio… eh sì, potete citare star wars!

…qual è il vostro “qualcosa”? Scrivetelo nei commenti!!

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mind training, PDDMD

Piccolo Dizionario Dei Momenti Difficili

Inizio oggi questo piccolo dizionario, con tante piccole cose che possono esserci utili nei momenti in cui abbiamo una vita in super salita e dobbiamo tenere botta…

Toverete man mano qui sotto l’elenco di tutti i piccoli post che andrà integrandosi man mano

 

enjoy PDDMD  ❤

 

 

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coaching, life, mind training, pnl

Vivere… troppo?

Sto passando un momento molto intenso e sfidante da tanti punti di vista: una condizione di salute non proprio egregia, spese grandi impreviste, l’acqua che manca a tratti, la mia relazione che traballa e discussioni familiari.

A volte può sembrare che tutto sia “troppo”: troppo da sostenere, troppo da affrontare, troppo tutto insieme.

A bene vedere, però, i momenti di troppa fatica sono proprio quelli in cui costruiamo, verifichiamo, smontiamo ciò che non va più. E quindi sono “troppo” importanti!
E capita, in questi momenti, che a guardarli bene spesso si trovano meraviglie inaspettate, come vicini che ti portano l’acqua e amici che stanno coi bimbi quando lavori e ti ascoltano e confortano.

Capita poi a volte perfino di aver paura del “troppo” in sè… in questo caso di solito c’è semplicemente “troppa” paura e dal momento in cui lo capiamo abbiamo la possibilità di scegliere se vogliamo vivere in base alle nostre paure o correre il rischio di vivere fino in fondo.

 

Vivere “troppo”, in fin dei conti, è semplicemente vivere.

 

 

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life, love

Quando hai una buona mappa… – nuova vita

Quando hai una buona mappa… puoi arrivare in posti molto belli, persino in quelli che hai sempre sognato.

 

Talvolta si tocca con mano l’efficacia della focalizzazione e, quando capita, è davvero sorprendente.

Ho raccontato in questo post come all’inizio di quest’estate io abbia preso la decisione di mettere fine al mio matrimonio, conclusione avvenuta dopo un lungo periodo di revisioni e tentativi e dopo aver preso definitivamente coscienza della non corrispondenza presente e futura di quel rapporto con quello che era nei miei bisogni più profondi e nei miei progetti di vita.

E proprio da questo accurato lavoro parte tutto quel che è nato dopo.

Ho lavorato moltissimo sul focalizzare ogni desiderio, ogni bisogno; ho utilizzato ogni sensazione che mi capitava, ogni indizio di pensiero per estrarre una mappa più completa possibile dei miei bisogni all’interno della relazione… morale della favola: il primo pensiero che ho avuto, dopo averla scritta è stato “ok, questo sancisce la mia singletudine a vita!”
La percezione, infatti, è che fosse davvero “troppa“: troppe cose, troppi bisogni, troppa bellezza… ma cosa avrei mai potuto pretendere??

Intanto ci faccio su una risata, prospettandomi un futuro da trismamma single (e devo dire che l’immagine era pure bella assai) e affronto tutto ciò che è necessario fare rispetto alla relazione ormai agonizzante con mio marito.

E poi succede che la vita ti sorprende.

Poco tempo dopo aver fatto questo lavoro e averne preso tutte le decisioni del caso, partecipo ad un piccolo evento promozionale con la mia collega naturopata, in un paese qui vicino. L’evento ha davvero rilievo nullo, ma intanto mi passo una bella serata.

Succede che ad un certo punto conosco una persona (e scoprirò in seguito quanto le nostre vite si siano sfiorate appena appena molte volte e in molti modi in tanti anni precedenti) che arriva proprio lì, in quel momento, un po’ per caso, e, altrettanto per caso, inizio a parlarci (chi mi frequenta da tempo sa quanto sia poco comune che parli con qualcuno che non conosco) e finisce che facciamo le 3 di notte a chiacchierare.

Tutto molto bello, ma non è che la cosa mi metta in crisi particolarmente: il fatto che io abbia tre figli e lui non abbia mai voluto neanche sentir parlare di bambini, sommato alla sua passione profonda per le moto, che io aborro nel modo più totale, mi bastano in quel momento per eliminarlo completamente dalle possibilità future relazionali. Comunque ci siamo trovati bene, per cui ci scambiamo il numero e nei giorni seguenti ci sentiamo in maniera davvero episodica.

E a questo punto succede che usciamo insieme qualche volta, senza alcun tipo di intenzionalità: per me è proprio solo concedermi del bel tempo per me, dato che mi fa ridere e sto bene.
Il problema è che ad un certo punto la mia mappina ben costruita e che ho sempre davanti agli occhi inizia ad avere delle spunte. Capita proprio che mentre parliamo vedo  la spunta verde comparire di fianco a qualche bisogno piazzato della mia mappa. Ma ancora non ci faccio caso: “è presto, non ho voglia di pensare a nulla, voglio stare da sola, ci vediamo solo perchè rido e sto bene” mi dico. Eh.

In un pomeriggio più lungo del previsto, a causa della rottura del mio telefono, parliamo della mia mappa e mi chiede cosa ci sia scritto: io rido, ridico che sancisce in maniera definitiva la mia singletudine a vita e poi inizio a snocciolare l’intera quantità di bisogni che la compongono, chiosando con un ironico “giusto due cosine, eh?!”. A quel punto arriva inaspettato il commento, dato così, en passant, senza quasi peso: “beh, più o meno come la mia”. Bene, quello è il primo momento in cui inizio a capire che forse, per quanto me la stia raccontando, sta capitando qualcosa.

Infine capita che arrivano quei giorni pieni di presagi, in cui non capisci perchè ma la data ti dice qualcosa, hai una sensazione strana che qualcosa debba succedere. E infatti è così: i programmi della serata finiscono molto prima del previsto e finisce che che una parte di te fa accadere un incontro non in programma, con una decisione e una forza che manco la considera, l’altra parte.
E finisce che se ne parla, in un modo che sancisce e determina completamente il riempimento della mappa e lì tu titubi, inizialmente: è presto, troppo presto, i tempi non hanno alcun senso, e se poi non funziona? e se poi finisce? e se poi, e se poi, e se poi???
Ma niente: la parte saggia e resiliente di te alla fine torna a decidere, per quello che hai nel profondo, per quello che dentro di te sai che sarà esattamente quello che hai cercato per tanto tempo, infischiandosene completamente di tutto il resto.
Solo la parte più interna di te e tutto quello che hai sempre voluto ad un passo.

E quindi… è nata la mia, la nostra, nuova vita.

allnostre

 

life, pnl

Un matrimonio: inizio e fine

Nell’ultimo post che ho scritto ho accennato al fatto che, all’inizio di quest’estate, ho preso una decisione grande e non facile, e questa ha riguardato un ambito della vita che per me è molto importante: la coppia.

Nel 2006, dopo una lunga relazione durata quasi 7 anni, conobbi quello che sarebbe diventato mio marito: diventammo in breve amici, oltre che colleghi, e mi aiutò parecchio nel periodo seguente la rottura della relazione precedente.
Rispondeva con una grande maestria al mio bisogno di cura e sostegno (bisogno così tanto vivo in quel momento,) ma io non ero pronta ad una nuova relazione e ci vollero un po’ di mesi perchè mi decidessi a buttarmi in quest’avventura.

I miei amori duraturi non sono mai stati istantanei colpi di fulmine, e questa storia non fece eccezione: comunque io mi ritrovai, in capo a qualche tempo, innamorata, iniziando una nuova convivenza in maniera inaspettatamente precoce. Le cose furono subito serie e nel giro di poco tempo decidemmo di sposarci e di avere dei bimbi.

Se non funziona con lui non funzionerà con nessuno“, mi dissi: con pazienza lui mi aveva sostenuto nelle mie crisi di ansia di abbandono e pian piano mi aveva dato la stabilità che a lungo avevo cercato: mi aveva salvata.

Seguirono anni di amore e costruzione, l’avvento di due bimbi, il cambio di due case.

Verso l’anno e mezzo della mia secondogenita, riniziai a sentire la necessità di recuperarmi: a partire dalla prima gravidanza, mi ero completamente dedicata ai figli, e sentivo la necessità di riscoprirmi, di tirare di nuovo fuori dal cassetto me e le mie cose, per iniziare a trovare nuovi spazi.

In quel momento mi accorsi che tra me e mio marito c’era qualcosa che non filava giusto: era tutto tranquillo, tutto “andava”, ma iniziavo a sentire una mancanza e la sentivo sempre più forte.

Resami conto della crisi, iniziai il mio lavoro di introspezione: dovevo assolutamente capire cosa c’era che non funzionava, che cosa mi faceva sentire quell’insoddisfazione profonda e sottile, quando tutto dal di fuori mi sembrava così perfetto. Ragionando e analizzandomi,  mi resi conto che tra di noi non c’era quasi nulla in comune: avevamo la famiglia, i figli, ma al di fuori di questo nulla… nè interessi, nè linguaggi, nè modi di pensare.
Mi faceva male cercare condivisione e dialogo sempre al di fuori della coppia che avevamo creato, ma al suo interno non era stato possibile trovarli. Ne parlammo e decidemmo insieme di tentare una svolta di vita: un cambio di casa, in posto che piaceva ad entrambi, ovvero il sogno abitativo che preludesse ad un cambio di vita, con più presenza, più natura, più vita, più allegria, sorrisi e buon tempo per noi e per i bimbi.

Cercammo casa a lungo, e intanto arrivò tanto inaspettatamente quanto necessariamente la nostra terzogenita, che nacque in sincronìa perfetta con l’acquisto della casa in montagna che tanto avevamo cercato e che tanto io avevo desiderato.

Iniziarono i lavori di ristrutturazione, parallelamente alla crescita della piccina; traslocammo l’estate scorsa e, pian piano, iniziai a sentire riemergere il bisogno di ritrovarmi. Iniziai il percorso di studi in PNL, che iniziò a cambiare la mia prospettiva: più andavo avanti nel percorso e più cadevano tutte le mie convinzioni, le mie insicurezze, e più mi sentivo sempre più finalmente me stessa.

Ritornarono alla ribalta tutte le problematiche di coppia che nel frattempo non si erano affatto risolte: avevamo comprato casa e vivevamo in un posto bellissimo, ma continuavamo a non avere nulla in comune, a non avere obiettivi comuni, a non avere dialogo, a non avere prospettiva. Uno dei valori fondanti della mia vita è la crescita e la consapevolezza di stare in una relazione senza prospettiva mi devastava, ma ancora non mi ero arresa: volevo tentarle tutte, per trovare un rimedio.

In primavera arrivò il momento del Master PNL: una settimana di rivoluzione interiore, da cui uscii una persona nuova, ma non diversa… ero finalmente diventata me stessa, senza più tutte le paure, le fobie, le convinzioni limitanti di un tempo. Finalmente ero libera e salda, non avevo più bisogno di nessuno che mi rimandasse la mia forza, la mia bontà, la mia bellezza.

Mi accorsi, così, che oltre alle mancanze che avevo già notato in precedenza, alcuni bisogni che per me fino a quel momento erano stati così fondanti, non avevano più tutta questa ragione d’essere: la sicurezza e un certo tipo di cura erano cose di cui avevo molto meno bisogno, nella relazione.

Entrai definitivamente in crisi e, aiutata e sostenuta dalla mia amica e collega Martina, affrontai in maniera puntuale e razionale quello che voleva dire profondamente per me avere una relazione e i bisogni che essa avrebbe dovuto soddisfare, accorgendomi non solo che tanti bisogni non erano soddisfatti, ma che alcuni di essi non avrebbero potuto esserlo, perchè non appartenevano proprio alla personalità di mio marito.

Presa consapevolezza che eravamo decisamente giunti al capolinea della nostra storia, ci confrontammo: parlammo tanto, ci ringraziammo per quello che ci eravamo reciprocamente donati in quasi 11 anni e che avevamo vissuto insieme e ci separammo.

Nel giro di poco, quindi, iniziò una nuova vita per entrambi e, per me, il cambio diventò in breve repentino e intenso… ma questo lo racconterò in un altro post!

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challenge, coaching, mind training, pnl

La potenza della visualizzazione

Un paio di giorni fa mi ha contattata una persona che ha frequentato lo scorso Challenge Nuove Abitudini, e mi ha raccontato come quest’estate abbia realizzato esattamente quello che aveva visualizzato durante il percorso del Challenge.

In questo periodo, poi, ho davvero toccato con mano la potenza di questo strumento: tenendo davanti ai miei occhi la mappa dei miei bisogni ho potuto prendere una decisione grande e difficile, ritrovandomi, dopo pochissimo tempo, in una situazione che inaspettatamente esprime in maniera completa proprio ciò che è nella mia mappa.

La visualizzazione consente al nostro cervello di darci la motivazione: sperimentiamo cosa vediamo, cosa ascoltiamo, come ci sentiamo nel momento in cui raggiungiamo il nostro obiettivo, e questo ci consente di mettere in moto tutte le nostre risorse e le strategie che servono per realizzarlo. Inoltre, nel momento in cui lo immaginiamo con forza e intensità, per la nostra mente è un po’ come se lo avessimo già fatto… e quanto è più facile fare qualcosa di già conosciuto, rispetto a qualcosa di totalmente nuovo?

I nostri obiettivi e i nostri valori, nel momento in cui diventano il nostro faro, la nostra guida, ci consentono davvero di raggiungere quel che di buono vogliamo per noi e la visualizzazione aumenta di tantissimo  le possibilità che esso venga realizzato.

Avete un obiettivo, un sogno? Visualizzatevi tutte le mattine a obiettivo raggiunto: cosa vedrete, cosa ascolterete, come vi sentirete… e osservate nel tempo cosa accade, dentro e fuori di voi!

… per potenziare il processo, iscrivetevi al Challenge Nuove Abitudini, in partenza tra pochissimo!

 

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coaching, mind training

Emozioni e momenti duri

 

Solo le persone che trasportano da sole la propria acqua conoscono il valore di ogni goccia rovesciata al suolo ” cit.

 

Capitano a tutti momenti in cui le emozioni sono forti e dure, in cui tutto sembra così pesante e si vorrebbe solo fuggire.
Eppure la salvezza è lì, proprio in quella durezza, in quelle lacrime che si versano: il prendersi carico completamente di ogni singola sfumatura emotiva, attraversarla in maniera totale, è la strada per trasformare un problema in una sfida, in qualcosa capace di farci svoltare e renderci incredibilmente più forti.

Niente sconti: qualunque sia il momento sfidante che stiamo attraversando, l’unica via è passarci completamente attraverso, prenderci un tempo per sentire in profondità e da qui iniziare o continuare in maniera più profonda il nostro cammino di consapevolezza.

E quando abbiamo terminato il tempo dell’attraversamento ci accorgeremo che, avendo a fuoco quello che è importante per noi e ciò che ci guida, ci trasformeremo in lottatori, pronti ad andarci a prendere ciò che meritiamo e che vogliamo.
Impariamo, mettiamo a frutto, e intanto rimaniamo focalizzati su ciò che è bene per noi, che ci illumina il cammino, sui nostri valori e i nostri bisogni interiori e la trasformazione avrà modo di poter essere.

 

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Crisi di coppia: cosa comunichiamo?

Quando una relazione volge al termine è tempo di bilanci e di analisi.
Per quanta consapevolezza possa esserci, è sempre necessario scandagliare lo scandagliabile, per capire, comprendere, e attuare dei cambiamenti.

La sensazione di aver fatto tutto quello che si poteva fare, di avercela messa tutta, di aver esplorato e rigirato la crisi in tutti i suoi aspetti più remoti.

Poi, un giorno, un’epifania: ci si scopre ad essere arrabbiati, e tanto, e si scopre di aver messo regolarmente da parte questa rabbia, di non averle dato importanza. La necessità e il desiderio di “far andare” la relazione, contemporaneamente alla volontà di tutelare l’altro dalle discussioni, dai malumori, dai disagi, hanno fatto sì che la comunicazione passasse in secondo piano, che le emozioni “scomode” non venissero tenute in conto, pensando che fosse sufficiente gestirsele in solitaria. Peccato che, all’interno di una coppia, la comunicazione sia la base fondante e sia necessario avere sempre “cuore e mente sul piatto”.

E ti rendi conto che, per quanto l’altro non sia stato nei termini relazionali adeguati, sei tu ad avere sbagliato per prima: ti sei messa da parte, non ti sei data importanza, non hai dato voce alla parte di te che era triste e ferita e, così facendo, sei diventata responsabile di quel fallimento.

Perchè una vera relazione d’amore necessita di comunicazione continua, a qualsiasi prezzo; perchè una coppia sta in piedi solo se entrambe le persone che ne fanno parte rispettano profondamente sè stesse e i propri bisogni; perchè l’amore può crescere se è fonte di libertà.

La volontà di proteggere l’altro può diventare un’arma a doppio taglio e, nel momento in cui ci induce ad omettere delle cose, impatta con seria pesantezza sulla costruzione del dialogo e della comunicazione e, quindi, dell’amore stesso.

Non possiamo pensare di proteggere gli altri da noi stessi, soprattutto quando si è in coppia: si possono trovare buoni modi per comunicare, migliorare, trovare strategie funzionali, lasciando perdere quelle che non lo sono, ma bisogna agire e comunicare.

Cuore sul piatto, sempre.

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coaching, libertà, mind training

i 40 anni e i sogni nei cassetti

Oggi mi stavo muovendo in auto e, come spesso accade in questi frangenti, la mia mente ha iniziato a riflettere su alcune cose. In particolare, mi sono soffermata a notare come gran parte delle persone che conosco intorno ai 40 anni vivano spesso una dicotomia interiore tra la vita che fanno e i sogni che hanno accuratamente riposto nei cassetti: relazioni che non danno più nulla da troppo tempo, lavori portati avanti perchè più sicuri o remunerativi, attività svolte per forza d’inerzia, ruoli predefinite che ormai paiono diventati l’unica faccia possibile.
Contemporaneamente a questa riflessione, ho riflettuto su cosa ci renda “giovani”: ho notato spesso che l’età anagrafica è poco rispondente a quella che è la realtà personale di ognuno di noi e ho visto come a volte sia così diversa da quella percepita. In particolare, ho notato che le persone percepite più giovani di quanto lo siano anagraficamente hanno una cosa che gli altri non hanno: lavorano per realizzare i propri sogni (non a caso queste persone non sono molte).

Ora, potremmo sicuramente dilungarci e fare mille pensieri e ipotesi sulle cause di tutto ciò, ma resta il fatto che la maggior parte delle persone vive in una sorta di anestesia perenne e – di fatto – sopravvive, è interiormente in coma. A volte solo un evento tragico è in grado di dare una scossa a questo torpore globale e le persone prendono finalmente coscienza che la vita è una sola e il nostro tempo non è infinito. Mi sono spesso chiesta, infatti, se fosse proprio necessario arrivare a quel punto, per iniziare a vivere.

In verità non ho ben capito quando esattamente si iniziano a mettere i sogni chiusi nei cassetti: forse prima li si deposita solo un poco, poi sempre un po’ di più, poi inizia a fare male la distanza che si sente tra la vita reale e quei sogni che percepiamo così poco realizzabili e questo è il momento in cui si prende una chiave e la si gira, spesso buttandola via dopo poco.

E qui, signori e signore, vi chiedo: è questa la vita che volete? Volete continuare a vivere indefinitamente in quel grigiore sordo in cui vi siete piazzati, di giorni uguali agli altri, di muta anestesia generale? E’ questo che volete per la vostra unica vita? E’ questo che volete (o vorreste) per i vostri figli?

Spaccateli, quei cassetti, tirate fuori tutti i vostri sogni e iniziate a realizzarli, a lavorarci sopra, prendeteveli, con le unghie e coi denti! Iniziate… a vivere!