coaching, libertà, life, love

Pretendiamo il 100% dalle relazioni?

Ieri sera ho rivisto questo video e, intanto, pensavo a quanto davvero, all’interno delle relazioni che abbiamo, a volte abbiamo poco presente quanto ci meritiamo.

C’è una domanda che ultimamente mi faccio spesso, a cui pare nessuna persona riesca a dare risposta:

se io do’ tutto in una relazione, posso avere altrettanto?

 

Durante l’Excellence Coaching, nel mio team, si era discusso proprio di questo: all’interno di una relazione di coppia, io do’ il 100% all’altra persona e voglio che l’altro/a faccia altrettanto, però… magari il mio 80% è il suo 100%: lui/lei ce la sta comunque mettendo tutta.

Ok, l’amore, l’impegno… ma la domanda che nasce dopo un po’ è:

ma il mio 100% è proprio così poco pensabile da trovare?

 

Quindi, mentre ascoltavo Fish dire che abbiamo le relazioni che ci meritiamo, pensavo che, in effetti, abbiamo le relazioni che pensiamo di meritarci, perchè poi per primi magari non abbiamo sufficiente stima di noi stessi e percezione del nostro valore o, semplicemente, pensiamo che non sia possibile avere ciò che vorremmo, che sia solo un bel sogno.

La scorsa settimana ero in viaggio con la mia collega Laura e il mio tutor Andrea; stavamo tornando da una giornata di coaching e formazione per la Scuola Nazionale di Sci Sestriere.
Ad un certo punto Laura ha messo un cd ed è iniziato un brano che, in quel momento, ha agganciato completamente tutti i nostri canali comunicativi: ci siamo presi per mano e abbiamo vissuto un momento di condivisione, di connessione, di felicità puri. Non ci siamo detti nulla, non era successo nulla di particolare, semplicemente eravamo lì, completamente connessi gli uni agli altri, esattamente sulla stessa lunghezza d’onda.

In quel preciso momento mi ha attraversata la consapevolezza che quella, in fondo, era solo una semplice giornata di lavoro,  e avremmo postuto essere lì, di ritorno, semplicemente stanchi e sfatti, invece proprio quella giornata era diventata per me il momento più prezioso, bello e felice vissuto nell’ultimo mese.

Ho sperimentato, quindi, che, come era assolutamente possibile vivere una giornata di lavoro come un momento così felice e speciale, avrei potuto vivere esattamente in maniera così piena e felice tutto il resto.
Ricordo che in quel momento ho chiesto a Laura ed Andrea

allora davvero è possibile stare così sempre?!

 

… che ve lo dico a fare, non c’è stato bisogno di risposta.

 

Quindi… è possibile avere il 100%?

Che cosa ti meriti?

 

Qual è la tua risposta?

 

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Excellence coaching: identità e rivoluzione

Ci sono eventi nella vita che sono rivoluzionari.

A volte sono momenti provanti, particolarmente sfidanti, a consentirci di apprendere delle personali grandi e preziose verità.
Ma non è sempre necessario dover passare per percorsi lunghi o traumatici per avere delle illuminazioni.

La scorsa settimana ho avuto la possibilità di partecipare ad uno straordinario corso di quattro giorni : l’Excellence Coaching di Ekis.

Non sapevo bene cosa si sarebbe fatto, certo è che avevo davvero grandi aspettative: chiunque mi abbia parlato prima di partire si è sentito dire “vado a rivoluzionarmi, sono pronta a tutto!”. Ho sentito tante e tante persone che avevano già preso parte a quest’esperienza e da tutte il feedback era uno solo: occhi che luccicano e sospiri (“ahhhh, l’Excellence…”); al contempo tutte le volte che, da vera curiosa qual sono, tentavo di estorcere qualche altro tipo di informazione, non ne ottenevo mai nulla.

Così sono partita, in piena fibrillazione (peraltro è un corso che ho atteso per quasi un anno), e sono finalmente arrivata in quel di Reggio nell’Emilia, pronta davvero a tutto.

Mi sono trovata catapultata in un’esperienza oltre il pensabile: più di 200 persone che in pochi giorni sono cambiate in maniera epocale, producendo un’energia incredibile, che mi porto ancora pienamente dentro. Persone completamente sconosciute, con cui al secondo giorno parlavi già dei tuoi pensieri e segreti più intimi, in una comunanza così profonda, come difficilmente si ha avuto la possibilità di esperire nella vita di tutti i giorni. Coach meravigliosi e sempre un passo avanti: sempre pronti a sostenere, a dire quella parola giusta, a porre quella domanda capace di aprirti nuove strade nella mente, nuove possibilità. Trainers d’eccezione: competenza e cuore densamente fusi insieme.

E le persone, che ricchezza le persone: ogni tanto mi bloccavo e magari mi mettevo a lato della sala, in piedi, solo per vedere lo spettacolo di individui così diversi per età, estrazione, stile, tutti così profondamente immersi in sè stessi e nelle relazioni con gli altri… quanta bellezza!

L’appoggiarsi, il sostenersi, i flash continui che arrivavano all’uno all’altro, le rivelazioni, le comprensioni improvvise, gli abbracci, l’amore esperito nella mente e concretamente, i volti che cambiano da un giorno all’altro, diventando manifestazione concreta del cambiamento interiore, l’energia pazzesca.

Difficile davvero trasferire in parole un’esperienza così speciale…

Rimangono nuove consapevolezze nuove e importanti, una me libera e in pace con sè stessa e con gli altri, la sensazione che tutto è possibile, una identità precisa e una scala di valori finalmente scelta: mi sono ascoltata e ho scelto veramente chi voglio essere, da ora in avanti.

Grazie al PNL Master Practitioner sono rinata me stessa, grazie all’Excellence ho lasciato le zavorre a terra e mi sono liberata: ora sono veramente e pienamente me.

 

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i 40 anni e i sogni nei cassetti

Oggi mi stavo muovendo in auto e, come spesso accade in questi frangenti, la mia mente ha iniziato a riflettere su alcune cose. In particolare, mi sono soffermata a notare come gran parte delle persone che conosco intorno ai 40 anni vivano spesso una dicotomia interiore tra la vita che fanno e i sogni che hanno accuratamente riposto nei cassetti: relazioni che non danno più nulla da troppo tempo, lavori portati avanti perchè più sicuri o remunerativi, attività svolte per forza d’inerzia, ruoli predefinite che ormai paiono diventati l’unica faccia possibile.
Contemporaneamente a questa riflessione, ho riflettuto su cosa ci renda “giovani”: ho notato spesso che l’età anagrafica è poco rispondente a quella che è la realtà personale di ognuno di noi e ho visto come a volte sia così diversa da quella percepita. In particolare, ho notato che le persone percepite più giovani di quanto lo siano anagraficamente hanno una cosa che gli altri non hanno: lavorano per realizzare i propri sogni (non a caso queste persone non sono molte).

Ora, potremmo sicuramente dilungarci e fare mille pensieri e ipotesi sulle cause di tutto ciò, ma resta il fatto che la maggior parte delle persone vive in una sorta di anestesia perenne e – di fatto – sopravvive, è interiormente in coma. A volte solo un evento tragico è in grado di dare una scossa a questo torpore globale e le persone prendono finalmente coscienza che la vita è una sola e il nostro tempo non è infinito. Mi sono spesso chiesta, infatti, se fosse proprio necessario arrivare a quel punto, per iniziare a vivere.

In verità non ho ben capito quando esattamente si iniziano a mettere i sogni chiusi nei cassetti: forse prima li si deposita solo un poco, poi sempre un po’ di più, poi inizia a fare male la distanza che si sente tra la vita reale e quei sogni che percepiamo così poco realizzabili e questo è il momento in cui si prende una chiave e la si gira, spesso buttandola via dopo poco.

E qui, signori e signore, vi chiedo: è questa la vita che volete? Volete continuare a vivere indefinitamente in quel grigiore sordo in cui vi siete piazzati, di giorni uguali agli altri, di muta anestesia generale? E’ questo che volete per la vostra unica vita? E’ questo che volete (o vorreste) per i vostri figli?

Spaccateli, quei cassetti, tirate fuori tutti i vostri sogni e iniziate a realizzarli, a lavorarci sopra, prendeteveli, con le unghie e coi denti! Iniziate… a vivere!

 

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Il segreto per fare ciò che si desidera

Stamattina mi sono svegliata presto e sono andata a camminare, prima di mettermi al lavoro.
Per me è un’attività del tutto nuova: come non avrei mai pensato di iniziare a svegliarmi molto presto al mattino, così mai avrei detto che avrei cominciato a camminare la mattina, ma le risorse interiori aumentano e si finisce con l’imparare a fare ciò che ci fa bene, e a farlo anche con piacevolezza.
La prima volta che sono andata a camminare la mattina è stata qualche giorno fa, durante il corso per diventare Master Practitioner: la mattina mi sono svegliata due ore prima della sveglia e ho deciso di andare. Siccome, come dicevo prima, mai avrei pensato di camminare la mattina in vita mia, non avevo un paio di scarpe adatte (e non le avevo neppure a casa), per cui ho messo i sandali e sono uscita. Dovevo fare un pochino attenzione al passo, ogni tanto riassestarli e sicuramente sarei potuta andare più veloce con delle scarpe da camminata, intanto però la mia oretta di cammino me la sono fatta, con grossa soddisfazione.
Stamattina avevo programmato di andare di nuovo a camminare e ancora non avevo le scarpe adatte: ho preso le meno peggio che c’erano e sono partita, facendomi un’ora di strada montana con… le sneakers!
E, mentre camminavo, pensavo a come, qualche tempo fa, non avendo l’attrezzatura necessaria, mi sarei semplicemente bloccata nell’intenzione, rimandando l’attività al momento dell’acquisto delle scarpe, finendo poi col rimandare per mille altri motivi (come postava la mia meravigliosa trainer, Roberta Liguori, in questo post, in questa maniera succede poi che la mente si abitua a trovare scuse); invece ho utilizzato le mie risorse disponibili, anche se non erano perfette, per fare e ottenere quel che voglio.

E quindi qual è il segreto per fare ciò che vogliamo? Una cosa tanto semplice quanto potente: semplicemente farlo.

Niente scuse, basta con l’aspettare il “quando sarò pronto” o mille altri ipotetici momenti nel futuro in cui le condizioni saranno diverse o migliori, ma alzarsi e camminare!
Noteremo, tra l’altro, che una volta che abbiamo cominciato, il processo per recuperare le risorse per farlo al meglio è molto più veloce ed efficace e potremo accorgerci di quanto poco sforzo ci è voluto, rispetto a quello che avremmo immaginato!

Per cui muoviamoci e partiamo: viviamo la vita che abbiamo sempre sognato!

 

P.S. Le scarpe le vado a comprare subito, promesso!!

 

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Prendiamo una bella nuova abitudine?

Dall’uscita dello scorso post, sono state diverse le persone che mi hanno detto di voler iniziare qualcosa di benefico per sé (un’attività fisica o altro), ma di non riuscire ancora a trovare il tempo o la giusta motivazione per farlo..

E quindi mi è venuta un’idea: perchè non cominciare con una marcia in più, che ci aiuti ad rendere possibile ciò che ci sembra così lontano?
Ho sperimentato su me stessa quanto possa essere d’aiuto e di sostegno la presenza di qualcuno che ci incoraggia e che condivide con noi il percorso, per cui ho deciso di lanciare un’idea che mi bazzicava nella testa già da un po’: il Challenge Nuove Abitudini.

Di cosa si tratta? Il Challenge Nuove Abitudini è un percorso condiviso di 21 giorni, in cui ci si allena quotidianamente nella direzione di creare e consolidare una nuova abitudine che ci è benefica. Il supporto delle altre persone in questo percorso ci aiuterà a mantenere salda la motivazione e lo sguardo fisso sul nostro obiettivo.

Come funziona? ecco qui le regole per partecipare!
Manda una mail entro sabato 18 febbraio 2017 a cuorediquercia@gmail.com per iscriverti: riceverai una risposta che contiene le “istruzioni per l’uso”. La nuova abitudine che si vuole acquisire può essere di qualsiasi tipo, l’importante è che sia benefica per noi.
Il Challenge Nuove Abitudini durerà 21 giorni e inizierà lunedì 20 febbraio 2017.

Allora: pronti per iniziare??

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coaching, libertà, pnl

Prendersi cura di sé

Siamo immersi in una cultura in cui il dedicarsi a sé stessi è visto come un atto “egoistico”, con un’accezione fortemente negativa del termine. Penso che questa sia una percezione piuttosto miope, e ho iniziato a sperimentarlo in maniera molto forte da quando sono diventata madre, momento in cui l’aver cura di me è diventato un atto di responsabilità verso i miei figli: di colpo ho sentito la necessità di fare tutto quello che era in mio potere per guadagnarmi una lunga e duratura salute, per garantire il più possibile ad essi la presenza di una madre attiva e supportante, che li accompagni nella vita (chiaramente in modi diversi in relazione all’età) anche ben oltre la giovinezza. Ho avuto nuove motivazioni, quindi, nel cambiare e migliorare la mia alimentazione, per esempio, e in generale nell’agire in maniera preventiva per avere uno stato di salute ottimale che mi consenta svolgere il mio compito al meglio. Noto poi, nella vita quotidiana, quanto il non “curarmi” abbia ripercussioni anche immediate, in termini di stanchezza e malessere, che si tramutano facilmente in isteria e mancanza di presenza mentale e di pazienza. Se invece sto bene, tutto è più semplice, e anche sostenere gli altri (figli compresi) diventa più semplice, leggero ed efficace.

Normalmente quando si fa riferimento al “prendersi cura di sè”, l’immaginario che ci viene in mente è qualcosa che ha a che fare con l’estetica, con l'”essere curati/e” (se poi si parla di donne, pare automatico dover necessariamente citare trucco e tacco 12, ahimé): Il problema è che si parte – e ci si ferma – all’esterno, bloccandosi in una apparenza mal radicata (e spesso preconfezionata). Questo succede sia per influenza mediatico-culturale, sia perchè non siamo abituati ad ascoltare i nostri bisogni, a riconoscerli; e questo purtroppo succede anche per i bisogni primari.

Come si può fare allora? Ecco alcuni suggerimenti:

  • attenzione al riposo: sembra banale, ma è una delle prime cose a “saltare”, a finire in fondo alle priorità. Non è che tutti si debba dormire dalle h22 alle h7, ognuno può trovare le forme più congeniali a sè e alle proprie necessità (personali, lavorative, familiari..), anche soluzioni piuttosto “creative”, ma l’importante è dormire a sufficienza (n.b. per i neogenitori: tutto ciò suggerisce di semplificare al massimo le proprie abitudini, in modo da poter riposare, e mettere questa come priorità, subito dopo le risposte indispensabili ai vostri figli, per cui pazienza se mangerete un po’ peggio o se la casa sarà un putiferio per un po’, la prima cosa è che voi e i vostri figli stiate bene).
  • nutrire il proprio corpo: “siamo quello che mangiamo”, quello che entra dalla nostra bocca diviene parte di noi, delle nostre cellule, e fa una grande differenza nel predisporci alla salute o alla malattia. Informiamoci, studiamo, prendiamoci la responsabilità di volerci bene tramite l’alimentazione, per darci mattoni sani e solidi con cui costruire il nostro corpo e buon carburante per la nostra mente.
  • nutrire la propria mente: avere prospettiva, degli obiettivi, circondarsi di cose buone e di persone che ci fanno bene, selezionare all’ingresso la miriade di informazioni che circola per far entrare solo ciò che ci sostiene e ci da’ un buono slancio.
  • muoversi e stare all’aria aperta: nonostante io sia sempre stata un’antisportiva, ora ho sperimentato come effettivamente il lavoro muscolare ci faccia sentire meglio (non solo per le endorfine messe in circolo dall’attività fatta, ma anche per un senso di “utilità” di sè) e calmi la mente. Non mi sono mai state simpatiche le palestre (ma per alcune persone possono essere una soluzione ottimale) e preferisco sempre attività più immediate e a portata di mano: un momento giornaliero di yoga, una passeggiata col cane, un’escursione in montagna, o anche azioni volte al miglioramento dei posti in cui viviamo: zappare il giardino, fare lavori in muratura.. Teniamo poi presente che stare fuori, a contatto con la natura, ha un grande  effetto terapeutico, utile anche soprattutto come “pronto soccorso” quando siamo di cattivo umore, stanchi, stressati.. a volte bastano cinque minuti all’aperto per farci riprendere il corso della giornata in un’altra maniera.

Questi sono consigli di base per iniziare a mettersi in prospettiva; la cosa fondamentale però rimane imparare ad ascoltare i propri bisogni e allenarsi a trovare le giuste risposte per soddisfarli. E’ un qualcosa che si avvicina alla disciplina intesa in senso orientale, nel senso dell’azione quotidiana volta alla costruzione del sè. E alla fine si vede, anche da fuori, ma non è un qualcosa di imposto dall’esterno, che ci ingabbia, ma un’energia vitale che si spande da dentro e coinvolge l’intero nostro essere.. e quelli che ci stanno attorno!

Quando passiamo un momento in cui non ci sentiamo bene, siamo stanchi e tristi, proviamo a fermarci e a chiederci: quali miei bisogni in questo momento non sono soddisfatti? All’inizio non sarà immediato, ma pian piano diventerà sempre più semplice riuscire ad individuarli (per un aiuto, si può fare riferimento all’Inventario dei Bisogni, disponibile sul sito di Davide Facheris, formatore e facilitatore in Comunicazione Empatica), e dopo un po’ di volte che facciamo questo esercizio riusciremo anche a notare delle ricorrenze. Questo ci permette di capire in quale maniera le nostre abitudini di vita non ci stanno sostenendo , dandoci la possibilità di fermarci a riflettere sulle modifiche da apportare ad esse.

Insomma: qualunque siano i nostri obiettivi, bisogna partire sempre dall’aver cura di sè, in maniera lungimirante e responsabile, perchè tutto funzioni e possa realizzarsi pienamente.

Abbiate cura di voi e siate felici!

 

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Rivelazioni

Succede a volte che la strada d’un tratto ti porti ad una svolta. Stai camminando, non capisci bene dove stai andando, un po’ arranchi a tratti, sei stanca, ma tieni botta e continui. Ad un certo punto, una curva improvvisa, un collegamento quasi casuale, ti porta a vedere e svelare il cammino fatto finora e finalmente scorgi il panorama.

L’illuminazione arriva sotto forma di libro, grazie alle parole di Giorgia Ferrari in “Tutto a posto”, che all’inizio del suo testo propone un lavoro sul sè, per poi passare alla gestione dell’abitazione. Ed ecco che finalmente scorgo i miei scopi, e vedo che – a dispetto di quel che pensavo – c’è sempre stato un fil rouge che mi conduceva nel cammino, che al di là della sua declinazione pratica che è, sarà ed è stata molteplice,  è ben chiaro. Capire che “quello che si vuole fare da grande” non è un mestiere, un lavoro, una cosa, ma è composto da alcuni obiettivi di vita e che questi si possono evolvere e concretizzare in maniera differente durante la nostra vita, mi ha fatto immediatamente mollare la sensazione perenne di confusione per lasciare il posto ad una definita consapevolezza.

Me li sono scritti, questi obiettivi, e ogni tanto me li vado a riguardare o  cerco di ripassarli a mente, per avere sempre chiaro dove sto andando (visto che ora ho trovato i cartelli!) e per mantenere sempre vivo quel senso di autoefficacia che sinora era stato così dolente.

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