coaching, love

Silvia e i propositi per il nuovo anno

Una cara amica mi ha linkato una pagina, oggi: aveva a che fare con la nuova luna in capricorno e l’inizio di buone abitudini.
Premesso che l’astrologia non è esattamente un mio grande interesse, stasera mi trovavo improvvisamente sola e con del tempo da impiegare (dopo la nanna dei bimbi, s’intende) e mi son detta che avrebbe anche potuto essere divertente iniziare una buona abitudine così, come se farlo oggi potesse in qualche modo aiutare a far sì che si concretizzasse durante tutto l’anno.

Allora ho iniziato a chiedermi: cosa potrei iniziare a fare? Yoga? Scrivere? Mangiare decentemente? Disegnare? Chevvelodicoaffare: alle 23 di sabato sera… entusiasmo non pervenuto.

Ad un certo punto ho letto un post che parlava di corpo, di forma fisica, di come la chiave di volta del benessere fosse l’amore verso di esso. Stavo pensando al mio corpo un po’ bistrattato e ho iniziato a convenire che sì, l’amore verso sè stessi è proprio ciò che racchiude tutto il miglioramente buono che si può fare con/per il nostro corpo.

Effettivamente, a ben pensarci, tutto quel che può venire di buono in generale esce perchè fatto non solo con amore, ma anche per amore, inteso proprio come motore dell’azione. In realtà non è una condizione necessaria, ma diciamo che può essere un buon prerequisito, almeno.

Quindi… ho trovato la mia abitudine per il 2019!
Fare le cose con amore, non per stare bene, non per essere felici o altro, ma con/per amore, come causa, effetto e conditio sine qua non.
Tanto banale e tanto speciale allo stesso tempo.

Ora vado a riequilibrare la glicemia.

mailbox-441883_640

 

coaching, libertà, life

Silvia, il nuovo anno e l’anti-coaching.

Sono stata silenziosa sul sito per mesi.
Ci sono periodi in cui senti che le cose non ti combaciano, che qualcosa stride.

Dopo svariate riflessioni, ho compreso che il mondo del coaching… mi fa schifo.

Oh, intendiamoci eh: le tecniche sono super, quando imparate e utilizzate bene.
Precisamente in questo momento mi sto riferendo, infatti, non al “cosa”, bensì al “come”, a tutto quello che ci sta intorno: tutto questo primeggiare, sberluccicare, competere e.. vendere-venderevendere
beh, mi ha semplicemente fatto venire il vomito, al punto da avere una forte crisi di rigetto per ogni cosa che vagamente riguardasse questa professione.
Mi è venuto uno schifo atomico di tutti i mille post identici sulle varie gare podistiche vinte, sui cm di grasso persi, sui certificati presi: la vita pare una corsa a premi, un grande palio della Coop… che poi però me le regalano le tazzine?!

Per me la vita è semplicemente un’altra cosa.

Sì, è vero: sono pigra e letargica più di un gatto, mi piace abbuffarmi di dolci (rigorosamente a base di cioccolato eh) e, tipicamente, penso 45678273893 cose insieme, il che garantisce una certa dose di irrazionalità e dispersività, ma mi pare grandemente che qui si stia generalmente confondendo lo strumento con il contenuto, il mezzo col fine.
Probabilmente non darò nemmeno l’esame finale del master, dal momento che quel pezzo di carta per me ha perso notevolmente di valore, ma una frase in particolare mi è rimasta impressa durante questo percorso: “non sono le tecniche che cambiano le persone, sono le persone che cambiano le persone“, disse Alessandro Mora già al PNL Practitioner.
In questa frase c’è tutto quello che per me dovrebbe essere un/a coach: una persona che lavora talmente tanto su sè stessa da poter essere in grado di dare buoni spunti agli altri.
Sì, ho scritto proprio “spunti”: ho vissuto anche io nell’illusione di poter risolvere la vita degli altri, di poter – come una super wonder woman della mente – risolvere i mali del mondo… quanta supponenza e quanta ingenuità. Sono state proprio le esperienze in questo tempo, sia come coach e formatrice che come coachee, che mi hanno ben insegnato che si è sempre null’altro che strumenti, che le vite che ci passano accanto sono così grandiose e piene che in nessun caso una sola persona potrà mai comprenderle, nè tantomeno risolverle, che si può essere al massimo il bastone di appoggio per un pezzettino di cammino: prezioso, a volte preziosissimo, ma oggettivamente… un bastone.

E quindi inizio questo 2019 in maniera diversa, decisamente più aderente a me stessa e a ciò che mi guida, nel mio modo un po’ svanito, imperfetto e spettinato, in cui a volte ci si confonde le parole o ci si dimentica di qualcosa, in cui non è (quasi) mai tutto chiaro, ma si procede, si lavora, si collabora, si cresce, si vive.

Buon anno a tutti e a tutte; soprattutto a tutte noi donne, perchè ci facciamo forza di noi stesse e iniziamo a prenderci tutto ciò che ci meritiamo (ma anche non necessariamente, anche solo perchè esistiamo, accidenti!!!), perchè impariamo a fare rete veramente e, insieme, creiamo talmente tanta bellezza da farlo rifiorire, questo mondo!

Tanti auguri dalla vostra “anticoach”!!!

…perchè le idee migliori vengono in pigiama, non sul tacco 12!

IMG_20190101_124341

 

challenge, coaching, libertà, life, mind training, pnl

Il potere dentro

A volte la vita ci mette delle sfide sul cammino: grandi, piccine, lente e di resistenza o veloci e intense.

Qualche giorno fa ho trovato delle piumine e un pezzo di ala per casa: purtroppo il lato negativo dell’avere dei gatti come compagni di vita è quello di incorrere talvolta in qualche resto più che organico.
Ho preso la scopa, ho iniziato a pulire, poi ho spostato le due cassette delle scarpe dei bimbi che sono sotto la scala: mi sono trovata di colpo davanti un uccello nero, morto e con le ali spalancate… sembrava enorme!
Ho urlato e sono corsa in cucina, ho iniziato ad agitarmi: il cuore era impazzito, il respiro sempre più accelerato, le gambe mi cedevano… mi sembrava di stare per esplodere!
Mi sono detta che avevo tutte le risorse per affrontare un attacco di panico, per cui ho staccato la testa dall’immagine che mi era rimasta impressa, spostando l’attenzione sul respiro, rallentandolo, abbassandolo e riempiendolo.
Dopo qualche secondo ho iniziato a percepire la calma e sono riuscita a sedermi, mentre riprendevo fiato dallo spavento.

A quel punto iniziava però la seconda parte della sfida: dovevo necessariamente togliere il cadavere da sotto la mia scala e nessuno poteva farlo al posto mio… dovevo per forza trovare una strategia.
Una parte di me avrebbe solo voluto scappare, ma tant’è non è che l’uccello se ne sarebbe andato da solo: o ce la facevo o ce la facevo, insomma.
Mi sono presa una decina di minuti di tempo, mi sono caricata e sono tornata in corridoio.
Ho caricato l’animale morto sulla pala e così ho scoperto che quello che sembrava essere un enorme corvo non era altro che un povero merlo.
Ho sentito dentro di me affiorare la tristezza e il dispiacere per quel povero essere e questo sentimento mi ha consentito di accompagnarlo in un posto più degno, nella natura, dove almeno il suo corpo potesse concludere il suo ciclo in maniera bella e degna.

Tornando, ho sentito dentro di me crescere la fierezza, la forza, mi sono resa conto di aver avuto accesso ad un potere che nemmeno sospettavo di avere: l’ho sentito forte dentro di me, scorrere in tutte le mie fibre… avevo domato in due minuti un attacco di panico e affrontato ciò che mi aveva spaventata così tanto. E l’ho fatto, non ho cercato scuse, non ho demandato: ho usato tutte le risorse che mi servivano e, semplicemente, l’ho fatto.

Ora penso a quanta forza abbiamo dentro di noi, che non sospettiamo nemmeno di avere, e rifletto sul fatto che, se la vita non ci desse queste occasioni, a volte così sgradevoli e dure, non la vedremmo, non la sentiremmo nemmeno quella forza.

Una decina di giorni dopo sono stata via con il mio team Ekis Cantera, per un momento di riflessione, feedback e formazione, individuale e di gruppo.
Abbiamo lavorato sulle convinzioni che ci hanno impedito di fare ciò che avremmo voluto fino a quel momento e le abbiamo scritte su una tavoletta di legno, scrivendo dall’altra parte la nostra parola ispiratrice per questo nuovo anno.
Ho poi scoperto che questa tavoletta avrei dovuto spaccarla con una mano: era spessa almeno un cm e la forza fisica non è certo il mio pregio principale… come avrei fatto??
Mi sono fidata di Andrea: se lui ci proponeva questa sfida è perchè sapeva che avremmo potuto affrontarla, ma una parte di me era decisamente convinta di distruggersi il polso, mantenendo quel rettangolo di legno intonso e pronto per la stufa.
Viene il momento: ci prepariamo, Andrea ci spiega esattamente cosa dobbiamo fare, poi si parte.
Ci carichiamo a vicenda, la musica batte forte, ci sosteniamo.
Iniziano i primi: non tutti riescono alla prima, ma alla seconda sicuramente sì, e dopo un’euforia mai vista, un’energia, una forza dirompente!
Rimango tra gli ultimi e, parallelamente all’energia che cresce nel sostenere gli altri, cresce la mia paura: vorrei decisamente essere altrove o, quantomeno, stare lì a guardare!
Tocca a me.
Andrea prende la mia tavoletta e io mi concentro: recupero il mio respiro e lo dirigo.. e la spacco!! Alla prima ed è stato… facile!! La mia mano ha rotto la tavoletta come fosse stata di burro… sono incredula!
Sento dentro di me una sensazione del tutto diversa da quella che mi aspettavo: sento il mio potere, mi pare quasi  un qualcosa che posso toccare, tanto è solido, e mi sento… calma e centrata.

Ora so che posso fare tutto ciò che decido di fare, qualunque sia la mia emozione di partenza, mi basta utilizzare le mie risorse.

 

WhatsApp Image 2018-01-16 at 13.05.54

 

coaching, libertà, life, love

Pretendiamo il 100% dalle relazioni?

Ieri sera ho rivisto questo video e, intanto, pensavo a quanto davvero, all’interno delle relazioni che abbiamo, a volte abbiamo poco presente quanto ci meritiamo.

C’è una domanda che ultimamente mi faccio spesso, a cui pare nessuna persona riesca a dare risposta:

se io do’ tutto in una relazione, posso avere altrettanto?

 

Durante l’Excellence Coaching, nel mio team, si era discusso proprio di questo: all’interno di una relazione di coppia, io do’ il 100% all’altra persona e voglio che l’altro/a faccia altrettanto, però… magari il mio 80% è il suo 100%: lui/lei ce la sta comunque mettendo tutta.

Ok, l’amore, l’impegno… ma la domanda che nasce dopo un po’ è:

ma il mio 100% è proprio così poco pensabile da trovare?

 

Quindi, mentre ascoltavo Fish dire che abbiamo le relazioni che ci meritiamo, pensavo che, in effetti, abbiamo le relazioni che pensiamo di meritarci, perchè poi per primi magari non abbiamo sufficiente stima di noi stessi e percezione del nostro valore o, semplicemente, pensiamo che non sia possibile avere ciò che vorremmo, che sia solo un bel sogno.

La scorsa settimana ero in viaggio con la mia collega Laura e il mio tutor Andrea; stavamo tornando da una giornata di coaching e formazione per la Scuola Nazionale di Sci Sestriere.
Ad un certo punto Laura ha messo un cd ed è iniziato un brano che, in quel momento, ha agganciato completamente tutti i nostri canali comunicativi: ci siamo presi per mano e abbiamo vissuto un momento di condivisione, di connessione, di felicità puri. Non ci siamo detti nulla, non era successo nulla di particolare, semplicemente eravamo lì, completamente connessi gli uni agli altri, esattamente sulla stessa lunghezza d’onda.

In quel preciso momento mi ha attraversata la consapevolezza che quella, in fondo, era solo una semplice giornata di lavoro,  e avremmo postuto essere lì, di ritorno, semplicemente stanchi e sfatti, invece proprio quella giornata era diventata per me il momento più prezioso, bello e felice vissuto nell’ultimo mese.

Ho sperimentato, quindi, che, come era assolutamente possibile vivere una giornata di lavoro come un momento così felice e speciale, avrei potuto vivere esattamente in maniera così piena e felice tutto il resto.
Ricordo che in quel momento ho chiesto a Laura ed Andrea

allora davvero è possibile stare così sempre?!

 

… che ve lo dico a fare, non c’è stato bisogno di risposta.

 

Quindi… è possibile avere il 100%?

Che cosa ti meriti?

 

Qual è la tua risposta?

 

art-1839006_640

coaching, life, mind training, Senza categoria

Shit happens!

Stamattina mi sono alzata uno straccio: avevo dormito molto poco, male, i pensieri mi affollavano la testa… anche nella vita di una coach esistono i momenti sfidanti, e questo è uno di quelli. Avrei avuto solo voglia di ritornarmene nel piumone, avere un surplus di cani e gatti come copertura e mettermi a dormire.

Ma c’erano i bimbi da svegliare, preparare, portare a scuola; inoltre quello stato d’animo mi stava veramente attanagliando le caviglie e indulgerci troppo non mi stava facendo affatto bene. Per cui ho smesso di fare quello che stavo facendo ormai da giorni, ovvero alambiccarmi il cervello, e sono passata ad una modalità diversa: mi sono concentrata sul corpo.

Se è abbastanza noto ai più che le nostre espressioni del viso e le nostre posture ricalcano i nostri stati d’animo, lo è molto meno il sapere che funziona anche al contrario: la nostra fisiologia influenza in modo forte (e anche piuttosto veloce) i nostri stati d’animo.

Quindi, anche se era già un po’ tardi, ho fatto partire un brano musicale legato ad un momento molto bello dell’excellence coaching e mi sono messa in posizione.. da supereroe.
Ok, lo so che state ridendo immaginandomi alle 6,30 di mattina, ancora mezza addormentata, con la musica a palla e in posizione da supereroe, ma vi assicuro che l’effetto è stato bello forte!
Sono stata in quella postura, ascoltando la musica, rivivendo dentro di me le sensazioni belle provate durante il corso, per circa 7 minuti e dopo ero in pista, pronta per una nuova giornata, per i miei bimbi e con una nuova energia..
a volte strumenti che ci paiono piccoli hanno davvero grandi poteri!

 

people-2591673_640

coaching, libertà, pnl

Excellence coaching: identità e rivoluzione

Ci sono eventi nella vita che sono rivoluzionari.

A volte sono momenti provanti, particolarmente sfidanti, a consentirci di apprendere delle personali grandi e preziose verità.
Ma non è sempre necessario dover passare per percorsi lunghi o traumatici per avere delle illuminazioni.

La scorsa settimana ho avuto la possibilità di partecipare ad uno straordinario corso di quattro giorni : l’Excellence Coaching di Ekis.

Non sapevo bene cosa si sarebbe fatto, certo è che avevo davvero grandi aspettative: chiunque mi abbia parlato prima di partire si è sentito dire “vado a rivoluzionarmi, sono pronta a tutto!”. Ho sentito tante e tante persone che avevano già preso parte a quest’esperienza e da tutte il feedback era uno solo: occhi che luccicano e sospiri (“ahhhh, l’Excellence…”); al contempo tutte le volte che, da vera curiosa qual sono, tentavo di estorcere qualche altro tipo di informazione, non ne ottenevo mai nulla.

Così sono partita, in piena fibrillazione (peraltro è un corso che ho atteso per quasi un anno), e sono finalmente arrivata in quel di Reggio nell’Emilia, pronta davvero a tutto.

Mi sono trovata catapultata in un’esperienza oltre il pensabile: più di 200 persone che in pochi giorni sono cambiate in maniera epocale, producendo un’energia incredibile, che mi porto ancora pienamente dentro. Persone completamente sconosciute, con cui al secondo giorno parlavi già dei tuoi pensieri e segreti più intimi, in una comunanza così profonda, come difficilmente si ha avuto la possibilità di esperire nella vita di tutti i giorni. Coach meravigliosi e sempre un passo avanti: sempre pronti a sostenere, a dire quella parola giusta, a porre quella domanda capace di aprirti nuove strade nella mente, nuove possibilità. Trainers d’eccezione: competenza e cuore densamente fusi insieme.

E le persone, che ricchezza le persone: ogni tanto mi bloccavo e magari mi mettevo a lato della sala, in piedi, solo per vedere lo spettacolo di individui così diversi per età, estrazione, stile, tutti così profondamente immersi in sè stessi e nelle relazioni con gli altri… quanta bellezza!

L’appoggiarsi, il sostenersi, i flash continui che arrivavano all’uno all’altro, le rivelazioni, le comprensioni improvvise, gli abbracci, l’amore esperito nella mente e concretamente, i volti che cambiano da un giorno all’altro, diventando manifestazione concreta del cambiamento interiore, l’energia pazzesca.

Difficile davvero trasferire in parole un’esperienza così speciale…

Rimangono nuove consapevolezze nuove e importanti, una me libera e in pace con sè stessa e con gli altri, la sensazione che tutto è possibile, una identità precisa e una scala di valori finalmente scelta: mi sono ascoltata e ho scelto veramente chi voglio essere, da ora in avanti.

Grazie al PNL Master Practitioner sono rinata me stessa, grazie all’Excellence ho lasciato le zavorre a terra e mi sono liberata: ora sono veramente e pienamente me.

 

WhatsApp Image 2017-11-27 at 15.02.59

coaching, love

Alimentare le relazioni

Ogni mattina, da ottobre ad aprile, mi alzo e, tutta infreddolita, per prima cosa scendo ad accendere la stufa.

All’inizio ci mettevo davvero tanto tempo, a volte la dovevo riaccendere un sacco di volte e mi è capitato diverse volte di starci appresso per tutta la giornata.

Quando ho iniziato ad usarla ho dovuto imparare a dosare la legna, a capire come mettere i ciocchi e di quale grandezza utilizzarli, a seconda del momento: nei primi mesi di utilizzo facevo un bel fuoco, ma non scaldava a sufficienza, dopo ho utilizzato troppa legna rispetto quel che mi serviva.

Non è stato facile trovare l’equilibrio, capire che, a seconda del momento, il fuoco ha bisogno di quantità e qualità diverse per mantenersi vivo: al mattino ha bisogno di tanti pezzi piccoli, di essere foraggiato tanto, poi va avanti da solo e basta qualche ciocco più grosso, continuando comunque a monitorarlo durante la giornata.

Tutte le mattine, sia che sia presto, sia che sia tardi, sia che io sia in forma, sia che abbia la febbre, la prima cosa che faccio è accendere la stufa.

Le nostre relazioni, soprattutto quelle importanti, sono come la mia stufa: hanno bisogno che alimentiamo il loro fuoco, che capiamo di cosa hanno bisogno, che le monitoriamo continuamente… i fuochi accesi da più tempo sopportano più facilmente le mancanze, ma, se non foraggiati, dopo un po’ si spengono anch’essi.

C’è bisogno di uscire da noi stessi per incontrare l’altro e capirne le necessità, mettendo in atto una danza di ascolto, calibrazione e azione, che ci permette di creare una calda e stabile fiamma dell’intensità perfetta per scaldarci adeguatamente.

Tutto questo va fatto indipendentemente dalle nostre condizioni: la stufa va accesa anche quando non stiamo bene, anche quando non abbiamo voglia, perchè altrimenti il fuoco non c’è e rimaniamo al freddo. E bisogna ascoltarla, e mettere nel fuoco le cose di cui ha bisogno quando servono, altrimenti rischiamo di spegnere il fuoco, o di averne uno che non scalda, o di esagerare e morire di caldo.

E’ esattamente ciò che c’è bisogno di fare con le nostre relazioni: non basta riempirsi di attenzioni all’inizio e poi pensare che vada da sè, o esserci solo quando ci va e ne abbiamo voglia, o soffocare l’altro con mille pretese.

L’essenziale è la presenza in ascolto, in ogni momento.

 

0d414344-21e4-4fd2-af8b-ea9374ad386b

coaching, life, mind training, pnl

Vivere… troppo?

Sto passando un momento molto intenso e sfidante da tanti punti di vista: una condizione di salute non proprio egregia, spese grandi impreviste, l’acqua che manca a tratti, la mia relazione che traballa e discussioni familiari.

A volte può sembrare che tutto sia “troppo”: troppo da sostenere, troppo da affrontare, troppo tutto insieme.

A bene vedere, però, i momenti di troppa fatica sono proprio quelli in cui costruiamo, verifichiamo, smontiamo ciò che non va più. E quindi sono “troppo” importanti!
E capita, in questi momenti, che a guardarli bene spesso si trovano meraviglie inaspettate, come vicini che ti portano l’acqua e amici che stanno coi bimbi quando lavori e ti ascoltano e confortano.

Capita poi a volte perfino di aver paura del “troppo” in sè… in questo caso di solito c’è semplicemente “troppa” paura e dal momento in cui lo capiamo abbiamo la possibilità di scegliere se vogliamo vivere in base alle nostre paure o correre il rischio di vivere fino in fondo.

 

Vivere “troppo”, in fin dei conti, è semplicemente vivere.

 

 

travelator-1209281_640

 

challenge, coaching, mind training, pnl

La potenza della visualizzazione

Un paio di giorni fa mi ha contattata una persona che ha frequentato lo scorso Challenge Nuove Abitudini, e mi ha raccontato come quest’estate abbia realizzato esattamente quello che aveva visualizzato durante il percorso del Challenge.

In questo periodo, poi, ho davvero toccato con mano la potenza di questo strumento: tenendo davanti ai miei occhi la mappa dei miei bisogni ho potuto prendere una decisione grande e difficile, ritrovandomi, dopo pochissimo tempo, in una situazione che inaspettatamente esprime in maniera completa proprio ciò che è nella mia mappa.

La visualizzazione consente al nostro cervello di darci la motivazione: sperimentiamo cosa vediamo, cosa ascoltiamo, come ci sentiamo nel momento in cui raggiungiamo il nostro obiettivo, e questo ci consente di mettere in moto tutte le nostre risorse e le strategie che servono per realizzarlo. Inoltre, nel momento in cui lo immaginiamo con forza e intensità, per la nostra mente è un po’ come se lo avessimo già fatto… e quanto è più facile fare qualcosa di già conosciuto, rispetto a qualcosa di totalmente nuovo?

I nostri obiettivi e i nostri valori, nel momento in cui diventano il nostro faro, la nostra guida, ci consentono davvero di raggiungere quel che di buono vogliamo per noi e la visualizzazione aumenta di tantissimo  le possibilità che esso venga realizzato.

Avete un obiettivo, un sogno? Visualizzatevi tutte le mattine a obiettivo raggiunto: cosa vedrete, cosa ascolterete, come vi sentirete… e osservate nel tempo cosa accade, dentro e fuori di voi!

… per potenziare il processo, iscrivetevi al Challenge Nuove Abitudini, in partenza tra pochissimo!

 

lens-1148917_640

coaching, mind training

Emozioni e momenti duri

 

Solo le persone che trasportano da sole la propria acqua conoscono il valore di ogni goccia rovesciata al suolo ” cit.

 

Capitano a tutti momenti in cui le emozioni sono forti e dure, in cui tutto sembra così pesante e si vorrebbe solo fuggire.
Eppure la salvezza è lì, proprio in quella durezza, in quelle lacrime che si versano: il prendersi carico completamente di ogni singola sfumatura emotiva, attraversarla in maniera totale, è la strada per trasformare un problema in una sfida, in qualcosa capace di farci svoltare e renderci incredibilmente più forti.

Niente sconti: qualunque sia il momento sfidante che stiamo attraversando, l’unica via è passarci completamente attraverso, prenderci un tempo per sentire in profondità e da qui iniziare o continuare in maniera più profonda il nostro cammino di consapevolezza.

E quando abbiamo terminato il tempo dell’attraversamento ci accorgeremo che, avendo a fuoco quello che è importante per noi e ciò che ci guida, ci trasformeremo in lottatori, pronti ad andarci a prendere ciò che meritiamo e che vogliamo.
Impariamo, mettiamo a frutto, e intanto rimaniamo focalizzati su ciò che è bene per noi, che ci illumina il cammino, sui nostri valori e i nostri bisogni interiori e la trasformazione avrà modo di poter essere.

 

kumamoto-542410_640