coaching, libertà, life

Silvia, il nuovo anno e l’anti-coaching.

Sono stata silenziosa sul sito per mesi.
Ci sono periodi in cui senti che le cose non ti combaciano, che qualcosa stride.

Dopo svariate riflessioni, ho compreso che il mondo del coaching… mi fa schifo.

Oh, intendiamoci eh: le tecniche sono super, quando imparate e utilizzate bene.
Precisamente in questo momento mi sto riferendo, infatti, non al “cosa”, bensì al “come”, a tutto quello che ci sta intorno: tutto questo primeggiare, sberluccicare, competere e.. vendere-venderevendere
beh, mi ha semplicemente fatto venire il vomito, al punto da avere una forte crisi di rigetto per ogni cosa che vagamente riguardasse questa professione.
Mi è venuto uno schifo atomico di tutti i mille post identici sulle varie gare podistiche vinte, sui cm di grasso persi, sui certificati presi: la vita pare una corsa a premi, un grande palio della Coop… che poi però me le regalano le tazzine?!

Per me la vita è semplicemente un’altra cosa.

Sì, è vero: sono pigra e letargica più di un gatto, mi piace abbuffarmi di dolci (rigorosamente a base di cioccolato eh) e, tipicamente, penso 45678273893 cose insieme, il che garantisce una certa dose di irrazionalità e dispersività, ma mi pare grandemente che qui si stia generalmente confondendo lo strumento con il contenuto, il mezzo col fine.
Probabilmente non darò nemmeno l’esame finale del master, dal momento che quel pezzo di carta per me ha perso notevolmente di valore, ma una frase in particolare mi è rimasta impressa durante questo percorso: “non sono le tecniche che cambiano le persone, sono le persone che cambiano le persone“, disse Alessandro Mora già al PNL Practitioner.
In questa frase c’è tutto quello che per me dovrebbe essere un/a coach: una persona che lavora talmente tanto su sè stessa da poter essere in grado di dare buoni spunti agli altri.
Sì, ho scritto proprio “spunti”: ho vissuto anche io nell’illusione di poter risolvere la vita degli altri, di poter – come una super wonder woman della mente – risolvere i mali del mondo… quanta supponenza e quanta ingenuità. Sono state proprio le esperienze in questo tempo, sia come coach e formatrice che come coachee, che mi hanno ben insegnato che si è sempre null’altro che strumenti, che le vite che ci passano accanto sono così grandiose e piene che in nessun caso una sola persona potrà mai comprenderle, nè tantomeno risolverle, che si può essere al massimo il bastone di appoggio per un pezzettino di cammino: prezioso, a volte preziosissimo, ma oggettivamente… un bastone.

E quindi inizio questo 2019 in maniera diversa, decisamente più aderente a me stessa e a ciò che mi guida, nel mio modo un po’ svanito, imperfetto e spettinato, in cui a volte ci si confonde le parole o ci si dimentica di qualcosa, in cui non è (quasi) mai tutto chiaro, ma si procede, si lavora, si collabora, si cresce, si vive.

Buon anno a tutti e a tutte; soprattutto a tutte noi donne, perchè ci facciamo forza di noi stesse e iniziamo a prenderci tutto ciò che ci meritiamo (ma anche non necessariamente, anche solo perchè esistiamo, accidenti!!!), perchè impariamo a fare rete veramente e, insieme, creiamo talmente tanta bellezza da farlo rifiorire, questo mondo!

Tanti auguri dalla vostra “anticoach”!!!

…perchè le idee migliori vengono in pigiama, non sul tacco 12!

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