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La dimensione del tempo

Mio figlio mi ha chiesto di rileggergli “Momo”, di M. Ende, quindi ne leggiamo un capitolo ogni sera, prima di dormire. Ieri abbiamo riletto la storia del signor Fusi, barbiere, da cui uno degli uomini grigi andò per iscriverlo alla Banca del Tempo e che, a seguito di quella visita, iniziò ansiosamente a risparmiare tempo, depauperando enormemente la sua vita e perdendo ogni felicità. Intersecata con la storia, Ende riporta una riflessione: quando ci muoviamo in maniera frenetica da una cosa all’altra, “risparmiando tempo”, ci troviamo spesso nella condizione di vederlo restringersi, sperimentando un veloce arrivo a fine giornata; invece quando ci dedichiamo con calma e in pienezza a quel che viviamo, il tempo si dilata, si “riempie”. Per risparmiare tempo,per averne di più, bisogna rallentare. Paradossale vero?

Fate una prova: vivete una giornata di normale routine in maniera diversa, più lenta: prendetevi il tempo per fermarvi a guardare il cielo, per leggere un libro ai vostri bimbi, per leggere qualcosa che vi piace; fate una cosa per volta, con calma, gustandovi il momento e in presenza mentale. Quando arriverete a fine giornata vi renderete conto che la sensazione sarà quella di aver vissuto una giornata più lunga, più piena e anche molto più felice. Quanto tempo avete guadagnato?

Ho pensato a quanto corriamo, sempre, per fare mille cose: abbiamo sempre mille urgenze e per noi e per i nostri cari spesso rimane un “dopo, più tardi”. Mi sono resa conto di quanto questo modo di agire impatti enormemente sui nostri figli, che finiscono per ritrovarsi sempre alla fine della lista e, mentre il tempo passa veloce in mille incombenze, loro crescono e non ce ne siamo nemmeno accorti.

Siamo noi che governiamo il nostro tempo: usiamolo bene, viviamo in pienezza e il tempo che ci è dato magicamente si dilaterà e si riempirà, lasciandoci anche più felici.

 

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Grazie, prego, di niente…

Leggevo qualche giorno fa, in un libro di Paolo Borzacchiello, una riflessione sulla risposta che si da’ quando si viene ringraziati:  di norma si rispondono cose del tipo “di niente” “figurati” “oh, nulla!”. Queste espressioni intenderebbero dare l’idea che non è stato oneroso fare quell’azione per cui riceviamo il ringraziamento, perchè è stato talmente un piacere che non ne abbiamo sentito il peso. Quello che viene espresso realmente, però, è che abbiamo fatto ben poca cosa (se non “niente”), sminuendo quindi l’azione che è stata compiuta. Questo viene trasmesso sia all’altra persona che a noi stessi, che finiamo con l’essere i primi a dare poco valore alle nostre azioni.

Provate, invece, a sostituire queste risposte con qualcosa che esprima in modo più efficace il messaggio che vogliamo dare, ovvero il piacere e l’affetto che abbiamo provato nel compiere quest’azione. Rispondendo qualcosa del tipo “l’ho fatto con piacere!” “sono contenta/o di averlo fatto per te”, non solo daremo maggior valore a quello che facciamo, ma, al contempo, l’altra persona sentirà maggiore cura da parte nostra: immaginate di sentirvi dire che quel qualcosa che qualcuno ha fatto per voi è “niente” oppure che l’averlo fatto per voi “è un piacere”.. come vi sentite? Cambia, vero?

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