challenge, coaching, libertà, life, mind training, pnl

Il potere dentro

A volte la vita ci mette delle sfide sul cammino: grandi, piccine, lente e di resistenza o veloci e intense.

Qualche giorno fa ho trovato delle piumine e un pezzo di ala per casa: purtroppo il lato negativo dell’avere dei gatti come compagni di vita è quello di incorrere talvolta in qualche resto più che organico.
Ho preso la scopa, ho iniziato a pulire, poi ho spostato le due cassette delle scarpe dei bimbi che sono sotto la scala: mi sono trovata di colpo davanti un uccello nero, morto e con le ali spalancate… sembrava enorme!
Ho urlato e sono corsa in cucina, ho iniziato ad agitarmi: il cuore era impazzito, il respiro sempre più accelerato, le gambe mi cedevano… mi sembrava di stare per esplodere!
Mi sono detta che avevo tutte le risorse per affrontare un attacco di panico, per cui ho staccato la testa dall’immagine che mi era rimasta impressa, spostando l’attenzione sul respiro, rallentandolo, abbassandolo e riempiendolo.
Dopo qualche secondo ho iniziato a percepire la calma e sono riuscita a sedermi, mentre riprendevo fiato dallo spavento.

A quel punto iniziava però la seconda parte della sfida: dovevo necessariamente togliere il cadavere da sotto la mia scala e nessuno poteva farlo al posto mio… dovevo per forza trovare una strategia.
Una parte di me avrebbe solo voluto scappare, ma tant’è non è che l’uccello se ne sarebbe andato da solo: o ce la facevo o ce la facevo, insomma.
Mi sono presa una decina di minuti di tempo, mi sono caricata e sono tornata in corridoio.
Ho caricato l’animale morto sulla pala e così ho scoperto che quello che sembrava essere un enorme corvo non era altro che un povero merlo.
Ho sentito dentro di me affiorare la tristezza e il dispiacere per quel povero essere e questo sentimento mi ha consentito di accompagnarlo in un posto più degno, nella natura, dove almeno il suo corpo potesse concludere il suo ciclo in maniera bella e degna.

Tornando, ho sentito dentro di me crescere la fierezza, la forza, mi sono resa conto di aver avuto accesso ad un potere che nemmeno sospettavo di avere: l’ho sentito forte dentro di me, scorrere in tutte le mie fibre… avevo domato in due minuti un attacco di panico e affrontato ciò che mi aveva spaventata così tanto. E l’ho fatto, non ho cercato scuse, non ho demandato: ho usato tutte le risorse che mi servivano e, semplicemente, l’ho fatto.

Ora penso a quanta forza abbiamo dentro di noi, che non sospettiamo nemmeno di avere, e rifletto sul fatto che, se la vita non ci desse queste occasioni, a volte così sgradevoli e dure, non la vedremmo, non la sentiremmo nemmeno quella forza.

Una decina di giorni dopo sono stata via con il mio team Ekis Cantera, per un momento di riflessione, feedback e formazione, individuale e di gruppo.
Abbiamo lavorato sulle convinzioni che ci hanno impedito di fare ciò che avremmo voluto fino a quel momento e le abbiamo scritte su una tavoletta di legno, scrivendo dall’altra parte la nostra parola ispiratrice per questo nuovo anno.
Ho poi scoperto che questa tavoletta avrei dovuto spaccarla con una mano: era spessa almeno un cm e la forza fisica non è certo il mio pregio principale… come avrei fatto??
Mi sono fidata di Andrea: se lui ci proponeva questa sfida è perchè sapeva che avremmo potuto affrontarla, ma una parte di me era decisamente convinta di distruggersi il polso, mantenendo quel rettangolo di legno intonso e pronto per la stufa.
Viene il momento: ci prepariamo, Andrea ci spiega esattamente cosa dobbiamo fare, poi si parte.
Ci carichiamo a vicenda, la musica batte forte, ci sosteniamo.
Iniziano i primi: non tutti riescono alla prima, ma alla seconda sicuramente sì, e dopo un’euforia mai vista, un’energia, una forza dirompente!
Rimango tra gli ultimi e, parallelamente all’energia che cresce nel sostenere gli altri, cresce la mia paura: vorrei decisamente essere altrove o, quantomeno, stare lì a guardare!
Tocca a me.
Andrea prende la mia tavoletta e io mi concentro: recupero il mio respiro e lo dirigo.. e la spacco!! Alla prima ed è stato… facile!! La mia mano ha rotto la tavoletta come fosse stata di burro… sono incredula!
Sento dentro di me una sensazione del tutto diversa da quella che mi aspettavo: sento il mio potere, mi pare quasi  un qualcosa che posso toccare, tanto è solido, e mi sento… calma e centrata.

Ora so che posso fare tutto ciò che decido di fare, qualunque sia la mia emozione di partenza, mi basta utilizzare le mie risorse.

 

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Ascoltare i segnali e… fermarsi

Pensiamo, a volte, che la vita sia lineare. Ma lineare nel modo in cui pensiamo noi: faccio questo, poi succede quest’altro, che mi porterà lì… e ci facciamo tutti i nostri schemini.

Capita, però, di iniziare pian piano a cogliere dei segnali di dissonanza: cose che continuano a capitare e non avrebbero dovuto, difficoltà che si susseguono, esperienze anche belle, ma che non collimano con quel che si sta vivendo.
Se stiamo in ascolto li cogliamo abbastanza in fretta, altrimenti la vita alza il tiro, è giurato: perchè quando non vuoi vedere qualcosa lei cerca in tutti i modi di rendertelo palese, con le buone e con le cattive, con le belle e con le brutte.

A questo punto l’unica cosa saggia da fare è fermarsi, uscire un momento fuori dal film, sedersi su una panchina fuori dal cinema e osservare.
Dedicarsi spazio, ascolto, tempo, cura, e rimanere in ascolto.
Perchè poi noi le sappiamo le cose, nel profondo di noi, ma non sempre è semplice divenirne consapevoli: c’è bisogno di fare del lavoro per farle emergere.

In questi ultimi mesi di segnali ne ho ricevuti tanti e alla fine mi sono fermata: qualcosa è da sistemare, ci sono nuove decisioni da prendere, una vita da organizzare diversamente, mettere a fuoco priorità differenti, focalizzarsi meglio e sulle cose giuste per me.

Ho passato il capodanno da sola, e così sono rimasta per i 5 giorni successivi, dedicandomi finalmente solo a me stessa, dandomi il tempo della calma, dell’ascolto di ogni tipo di emozione, dell’osservazione della consonanza con l’ambiente, finalmente respirando e dando ascolto solo a me.

Non mi sento del tutto pronta per rientrare nella mia vita: vorrei indugiare su questa spiaggia ancora un po’, ma il mio impegno e sforzo sarà di portarmela dentro, questa spiaggia, questa consapevolezza, per continuare ad essere sempre presente a me stessa, ad essere centrata in ogni momento, in ogni relazione.

 

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Pretendiamo il 100% dalle relazioni?

Ieri sera ho rivisto questo video e, intanto, pensavo a quanto davvero, all’interno delle relazioni che abbiamo, a volte abbiamo poco presente quanto ci meritiamo.

C’è una domanda che ultimamente mi faccio spesso, a cui pare nessuna persona riesca a dare risposta:

se io do’ tutto in una relazione, posso avere altrettanto?

 

Durante l’Excellence Coaching, nel mio team, si era discusso proprio di questo: all’interno di una relazione di coppia, io do’ il 100% all’altra persona e voglio che l’altro/a faccia altrettanto, però… magari il mio 80% è il suo 100%: lui/lei ce la sta comunque mettendo tutta.

Ok, l’amore, l’impegno… ma la domanda che nasce dopo un po’ è:

ma il mio 100% è proprio così poco pensabile da trovare?

 

Quindi, mentre ascoltavo Fish dire che abbiamo le relazioni che ci meritiamo, pensavo che, in effetti, abbiamo le relazioni che pensiamo di meritarci, perchè poi per primi magari non abbiamo sufficiente stima di noi stessi e percezione del nostro valore o, semplicemente, pensiamo che non sia possibile avere ciò che vorremmo, che sia solo un bel sogno.

La scorsa settimana ero in viaggio con la mia collega Laura e il mio tutor Andrea; stavamo tornando da una giornata di coaching e formazione per la Scuola Nazionale di Sci Sestriere.
Ad un certo punto Laura ha messo un cd ed è iniziato un brano che, in quel momento, ha agganciato completamente tutti i nostri canali comunicativi: ci siamo presi per mano e abbiamo vissuto un momento di condivisione, di connessione, di felicità puri. Non ci siamo detti nulla, non era successo nulla di particolare, semplicemente eravamo lì, completamente connessi gli uni agli altri, esattamente sulla stessa lunghezza d’onda.

In quel preciso momento mi ha attraversata la consapevolezza che quella, in fondo, era solo una semplice giornata di lavoro,  e avremmo postuto essere lì, di ritorno, semplicemente stanchi e sfatti, invece proprio quella giornata era diventata per me il momento più prezioso, bello e felice vissuto nell’ultimo mese.

Ho sperimentato, quindi, che, come era assolutamente possibile vivere una giornata di lavoro come un momento così felice e speciale, avrei potuto vivere esattamente in maniera così piena e felice tutto il resto.
Ricordo che in quel momento ho chiesto a Laura ed Andrea

allora davvero è possibile stare così sempre?!

 

… che ve lo dico a fare, non c’è stato bisogno di risposta.

 

Quindi… è possibile avere il 100%?

Che cosa ti meriti?

 

Qual è la tua risposta?

 

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Shit happens!

Stamattina mi sono alzata uno straccio: avevo dormito molto poco, male, i pensieri mi affollavano la testa… anche nella vita di una coach esistono i momenti sfidanti, e questo è uno di quelli. Avrei avuto solo voglia di ritornarmene nel piumone, avere un surplus di cani e gatti come copertura e mettermi a dormire.

Ma c’erano i bimbi da svegliare, preparare, portare a scuola; inoltre quello stato d’animo mi stava veramente attanagliando le caviglie e indulgerci troppo non mi stava facendo affatto bene. Per cui ho smesso di fare quello che stavo facendo ormai da giorni, ovvero alambiccarmi il cervello, e sono passata ad una modalità diversa: mi sono concentrata sul corpo.

Se è abbastanza noto ai più che le nostre espressioni del viso e le nostre posture ricalcano i nostri stati d’animo, lo è molto meno il sapere che funziona anche al contrario: la nostra fisiologia influenza in modo forte (e anche piuttosto veloce) i nostri stati d’animo.

Quindi, anche se era già un po’ tardi, ho fatto partire un brano musicale legato ad un momento molto bello dell’excellence coaching e mi sono messa in posizione.. da supereroe.
Ok, lo so che state ridendo immaginandomi alle 6,30 di mattina, ancora mezza addormentata, con la musica a palla e in posizione da supereroe, ma vi assicuro che l’effetto è stato bello forte!
Sono stata in quella postura, ascoltando la musica, rivivendo dentro di me le sensazioni belle provate durante il corso, per circa 7 minuti e dopo ero in pista, pronta per una nuova giornata, per i miei bimbi e con una nuova energia..
a volte strumenti che ci paiono piccoli hanno davvero grandi poteri!

 

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Excellence coaching: identità e rivoluzione

Ci sono eventi nella vita che sono rivoluzionari.

A volte sono momenti provanti, particolarmente sfidanti, a consentirci di apprendere delle personali grandi e preziose verità.
Ma non è sempre necessario dover passare per percorsi lunghi o traumatici per avere delle illuminazioni.

La scorsa settimana ho avuto la possibilità di partecipare ad uno straordinario corso di quattro giorni : l’Excellence Coaching di Ekis.

Non sapevo bene cosa si sarebbe fatto, certo è che avevo davvero grandi aspettative: chiunque mi abbia parlato prima di partire si è sentito dire “vado a rivoluzionarmi, sono pronta a tutto!”. Ho sentito tante e tante persone che avevano già preso parte a quest’esperienza e da tutte il feedback era uno solo: occhi che luccicano e sospiri (“ahhhh, l’Excellence…”); al contempo tutte le volte che, da vera curiosa qual sono, tentavo di estorcere qualche altro tipo di informazione, non ne ottenevo mai nulla.

Così sono partita, in piena fibrillazione (peraltro è un corso che ho atteso per quasi un anno), e sono finalmente arrivata in quel di Reggio nell’Emilia, pronta davvero a tutto.

Mi sono trovata catapultata in un’esperienza oltre il pensabile: più di 200 persone che in pochi giorni sono cambiate in maniera epocale, producendo un’energia incredibile, che mi porto ancora pienamente dentro. Persone completamente sconosciute, con cui al secondo giorno parlavi già dei tuoi pensieri e segreti più intimi, in una comunanza così profonda, come difficilmente si ha avuto la possibilità di esperire nella vita di tutti i giorni. Coach meravigliosi e sempre un passo avanti: sempre pronti a sostenere, a dire quella parola giusta, a porre quella domanda capace di aprirti nuove strade nella mente, nuove possibilità. Trainers d’eccezione: competenza e cuore densamente fusi insieme.

E le persone, che ricchezza le persone: ogni tanto mi bloccavo e magari mi mettevo a lato della sala, in piedi, solo per vedere lo spettacolo di individui così diversi per età, estrazione, stile, tutti così profondamente immersi in sè stessi e nelle relazioni con gli altri… quanta bellezza!

L’appoggiarsi, il sostenersi, i flash continui che arrivavano all’uno all’altro, le rivelazioni, le comprensioni improvvise, gli abbracci, l’amore esperito nella mente e concretamente, i volti che cambiano da un giorno all’altro, diventando manifestazione concreta del cambiamento interiore, l’energia pazzesca.

Difficile davvero trasferire in parole un’esperienza così speciale…

Rimangono nuove consapevolezze nuove e importanti, una me libera e in pace con sè stessa e con gli altri, la sensazione che tutto è possibile, una identità precisa e una scala di valori finalmente scelta: mi sono ascoltata e ho scelto veramente chi voglio essere, da ora in avanti.

Grazie al PNL Master Practitioner sono rinata me stessa, grazie all’Excellence ho lasciato le zavorre a terra e mi sono liberata: ora sono veramente e pienamente me.

 

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Alimentare le relazioni

Ogni mattina, da ottobre ad aprile, mi alzo e, tutta infreddolita, per prima cosa scendo ad accendere la stufa.

All’inizio ci mettevo davvero tanto tempo, a volte la dovevo riaccendere un sacco di volte e mi è capitato diverse volte di starci appresso per tutta la giornata.

Quando ho iniziato ad usarla ho dovuto imparare a dosare la legna, a capire come mettere i ciocchi e di quale grandezza utilizzarli, a seconda del momento: nei primi mesi di utilizzo facevo un bel fuoco, ma non scaldava a sufficienza, dopo ho utilizzato troppa legna rispetto quel che mi serviva.

Non è stato facile trovare l’equilibrio, capire che, a seconda del momento, il fuoco ha bisogno di quantità e qualità diverse per mantenersi vivo: al mattino ha bisogno di tanti pezzi piccoli, di essere foraggiato tanto, poi va avanti da solo e basta qualche ciocco più grosso, continuando comunque a monitorarlo durante la giornata.

Tutte le mattine, sia che sia presto, sia che sia tardi, sia che io sia in forma, sia che abbia la febbre, la prima cosa che faccio è accendere la stufa.

Le nostre relazioni, soprattutto quelle importanti, sono come la mia stufa: hanno bisogno che alimentiamo il loro fuoco, che capiamo di cosa hanno bisogno, che le monitoriamo continuamente… i fuochi accesi da più tempo sopportano più facilmente le mancanze, ma, se non foraggiati, dopo un po’ si spengono anch’essi.

C’è bisogno di uscire da noi stessi per incontrare l’altro e capirne le necessità, mettendo in atto una danza di ascolto, calibrazione e azione, che ci permette di creare una calda e stabile fiamma dell’intensità perfetta per scaldarci adeguatamente.

Tutto questo va fatto indipendentemente dalle nostre condizioni: la stufa va accesa anche quando non stiamo bene, anche quando non abbiamo voglia, perchè altrimenti il fuoco non c’è e rimaniamo al freddo. E bisogna ascoltarla, e mettere nel fuoco le cose di cui ha bisogno quando servono, altrimenti rischiamo di spegnere il fuoco, o di averne uno che non scalda, o di esagerare e morire di caldo.

E’ esattamente ciò che c’è bisogno di fare con le nostre relazioni: non basta riempirsi di attenzioni all’inizio e poi pensare che vada da sè, o esserci solo quando ci va e ne abbiamo voglia, o soffocare l’altro con mille pretese.

L’essenziale è la presenza in ascolto, in ogni momento.

 

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mind training

Uscire – pddmd

Quando cambia quello che senti, cambia quello che puoi fare… dice Bandler.

Si modifica quello che si sente grazie al cambio di pensiero e di fisiologia, ma c’è una piccola cosa che da’ spesso una grande mano nell’alleggerire emozioni poco simpatiche: uscire.

Cambiare ambiente ci consente di spostare i pensieri, di fare un po’ di “ricambio aria” anche nella testa; in particolare uscire fuori, all’aperto (meglio ancora se in un bel posto verde e naturale), ha un effetto praticamente immediato sulla sensazione di “limite” che abbiamo negli ambienti chiusi.

Nel momento in cui abbattiamo la sensazione di limite, abbiamo maggiori possibilità di accedere alle nostre risorse interiori, sia emotive che creative: vi è mai capitato di intestardirvi su una questione, ad un certo punto mollare tutto, uscire, fare una passeggiata e dopo un po’… vi viene una brillante idea?

Ecco, è precisamente quello che succede!

Io adoro andare a camminare nei boschi vicino a casa, ma anche solo uscire in balcone e rimirare le montagne mi consente di accedere ad un bel cambio di stato!

Quali sono i vostri posti preferiti?

 

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Senza categoria

Vampiri – pddmd

Quando ho frequentato il PNL Practitioner, un elemento che mi ha colpita particolarmente è stato quello riguardante il gruppo dei pari: con questa espressione si intende l’insieme delle persone che frequentiamo. Perchè si parla del gruppo dei pari mentre si studia PNL?
Perchè è riprovato che le persone che frequentiamo ci influenzano, e anche molto.

E’ quindi particolarmente importante, nei momenti di salita, circondarci di persone positive, che ci sostengano e illuminino il cammino. Al contempo, è opportuno far le “pulizie” e, come facciamo all’interno del Challenge Giardino Interiore, potare ciò che ci soffoca e non ci lascia respirare a dovere.

Prendere le distanze dai cosiddetti “vampiri energetici”, da chi ci usa un po’ come cestino dell’immondizia emotiva, da chi ci giudica e ci affossa, da chi passa la vita a lamentarsi senza agire mai, può essere davvero molto utile e produttivo sia per ottimizzare le energie che per mantenere aperto lo sguardo sulle possibilità e le risorse che abbiamo.

A volte i nostri “vampiri” sono persone molto molto vicine: anche in questo caso è importante trovare delle strategie per contenere la loro influenza su di noi (magari è sufficiente diminuire il tempo di frequentazione o variarne il contesto).

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life

Compleanni e bilanci

C’è chi i bilanci li fa a Capodanno, io li faccio al compleanno.

Oggi è il mio compleanno.

Probabilmente non ci sarà una torta, le prenotazioni sono andate storte e i programmi della giornata sono un po’ saltati. Ho festeggiato la scorsa settimana coi miei genitori, e mio padre ha deciso di litigare con me. Sono rimasta senz’acqua, ancora non ho l’acqua calda e devo migrare per farmi una doccia; il dentista attende soldi che non ho per fare lavori che non posso rimandare. Come se non bastasse, è arrivata la prima grossa crisi relazionale seria, e ora mi sento ancora un po’ “acciaccata”.

Ho passato momenti di profonda tristezza, ma ho continuato a gestire le cose, ad andare avanti a testa bassa, passo dopo passo. E ho notato, tanto.

Ho notato gli amici, che mi si sono stretti attorno come non mai, che mi hanno dato una mano immensa, anche quando non mi vedevano da dieci anni e avevo dimenticato il portafoglio a casa, che mi hanno aiutata di inseguire i miei sogni, stando coi miei bambini quando dovevo andare via per farlo, che mi hanno dato la possibilità di aiutarli e sentire che io ci sono.

Ho notato le fortune nelle sfighe, come riuscire a prendere la penultima corsa della metro quando il treno ha fatto 155′ di ritardo, avere un’amica che mi salva quando arrivo dall’altra parte del mondo e mi sono persa, avere i vicini che portano l’acqua, quando manca proprio la sera prima di un giorno festivo, o amici che da ogni dove si offrono per le lavatrici.

Ho notato l’amore, nel rimanere accanto a me, nonostante la fatica degli eventi e l’alto impegno che invariabilmente chiedo di mettere sul piatto, nonostante il mettersi in gioco sia così tanto e sia tutto così diverso da quello che si è vissuto prima. L’amore, nello stare coi miei bambini, nonostante le paure e le insicurezze, solo perchè io ne avevo bisogno; nell’esserci, come si riesce, anche se non è perfetto. L’amore, nell’imperfezione, nell’essere come si è, e nell’esserci nonostante tutto.

E so che questo compleanno è speciale, perchè per la prima volta lo passo veramente come me stessa, perchè quest’anno mi celebro per quella che sono e mi dico che non importa quello che succede: io sono proprio felice di essere me.

Mi sento grata, profondamente, perchè i periodi intensi fanno toccare con mano ciò che altrimenti rimarrebbe in fondo all’oceano: bisogna scendere in fondo per trovare i tesori nascosti.. e si trovano, sempre, se si decide di guardarli.

 

Oggi non so cosa farò, ma so che passerò una magnifica giornata, perchè festeggerò il mio essere al mondo, la mia vita stupenda anche quando ci sono delle salite, e lo passerò con chi amo e mi ama nonostante tutto.

 

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Ripartire da sè – pddmd

La prima cosa da fare quando si passa un momento impegnativo è focalizzarsi su di sè: ci permette di andare al nocciolo delle questioni, di accedere alle nostre risorse e di utilizzare al meglio l’esperienza che stiamo passando per trarne il massimo insegnamento possibile, per cambiare in modo da farne tesoro.

Focalizzarsi su di sè, ripartire da sè, trova concretizzazione in un gesto, in un’abitudine quotidiana, che ci centri e ci dia il senso della strada che stiamo percorrendo, ci aiuti quindi a mantenere un punto di vista orientato correttamente verso i nostri bisogni profondi interiori.

Per me l’abitudine correlata al ripartire da me stessa è lo yoga mattutino.

 

Qual è il vostro punto di ripartenza? scrivetelo nei commenti!!

 

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